testo tratto da La Nazione del 04 marzo 2018

 

CON LA SENTENZA n. 16268/2017 la Corte di Cassazione, IV Sezione, lo scorso gennaio, ha annullato il provvedimento di sequestro della discarica del Cassero, con rinvio al tribunale di Pistoia perché rivaluti il procedimento. Ora sono state rese note anche le motivazioni di tale sentenza.

 

La Suprema Corte ha accolto tutti i motivi del ricorso proposto dai difensori degli indagati, gli avvocato Andrea Niccolai e Fabio Celli, difensori rispettivamente del Presidente del consiglio di amministrazione Alfio Fedi, e del direttore tecnico ingegner Michele Menichetti, e ha annullato con rinvio l’ordinanza del Tribunale del Riesame di Pistoia del 23 marzo 2017, che aveva confermato la legittimità del sequestro preventivo della discarica disposto dal gip. In particolare, sul tema principale delle modalità con cui deve essere effettuata la caratterizzazione dei rifiuti, la Corte di Cassazione dando atto del complesso quadro normativo di riferimento (nazionale e comunitario) e dei diversi orientamenti interpretativi sul «come» debba essere fatta la caratterizzazione dei rifiuti ha rimproverato al Tribunale di Pistoia di aver privilegiato la tesi secondo cui la caratterizzazione deve passare attraverso una analisi esaustiva che ricerca tutte le possibili sostanze pericolose presenti nel rifiuto, omettendo «qualsiasi riferimento alla normativa eurounitaria».

DALLA NORMATIVA comunitaria dovrebbe invece ricavarsi, come sostenuto dalla difesa e dal procuratore generale presso la corte di Cassazione, che la caratterizzazione deve essere effettuata andando a ricercare, come è stato fatto dai produttori che hanno conferito presso la discarica del Cassero, le sostanze che possono essere presenti con più elevato grado di probabilità nel rifiuto, tenuto conto del ciclo produttivo.

La Corte di Cassazione ha anche sottolineato come tale caratterizzazione spetta al produttore e non al gestore cui la legge riserva altri obblighi. La Suprema Corte ha da ultimo osservato che non vi è prova alcuna che dalla libera disponibilità della discarica possa derivare un pericolo al bene ambiente, come invece prospettato nell’ordinanza annullata. Nel complesso la sentenza sembra dunque evidenziare la correttezza dell’operato degli indagati. Spetterà al Tribunale di Pistoia valutare nuovamente il caso alla luce dei principi formulati dalla Corte di Cassazione.

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