testo tratto da greenreport.it del 28 agosto 2018]

di
Luca Aterini

Le forze di opposizione in Consiglio comunale a Piombino – nel dettaglio Rifondazione comunista, Un’altra Piombino, Ferrari sindaco-Forza Italia, Movimento 5 Stelle, Ascolta Piombino – hanno avanzato due ordini del giorno che verranno discussi il 30 agosto, chiedendo due referendum su Rimateria, l’azienda attiva nell’economia circolare che sta riqualificando in loco un’area di 70 ettari (a fronte di un Sito d’interesse nazionale di 900 ettari, da sempre in attesa di bonifiche), grazie anche all’ottimizzazione e utilizzo degli spazi di discarica esistenti. Un’area dove dunque non è in programma alcun nuovo sito di discarica, ma all’interno della quale i lavori proseguono attraverso una bonifica e una riqualificazione ambientale e paesaggistica delle 4 discariche già presenti in loco di cui una non autorizzata, dove insistono circa 360.000 tonnellate di rifiuti speciali depositati “in modo incontrollato”.

Il primo referendum richiesto dalle opposizioni intende “consentire alla popolazione piombinese di esprimersi sull’essere d’accordo o meno sul nuovo progetto di Rimateria che prevede la realizzazione nel Comune di Piombino, e particolarmente nell’area di Ischia di Crociano, di una discarica capace di accogliere 2.500.000 metri cubi di rifiuti speciali come previsto dalla richiesta di Via presentata il 30 maggio 2018 alla Regione Toscana”, mentre il secondo chiede al Consiglio comunale di “indire il referendum consultivo, previsto dall’art. 34 dello Statuto della Città di Piombino, allo scopo di consentire alla popolazione di esprimersi sull’essere d’accordo o meno sulla cessione, anche parziale, di quote di proprietà di Rimateria a soggetti privati”, un’operazione che era prevista nel mandato al management aziendale sin dal 2015.

Le opposizioni chiedono inoltre di “avviare un percorso partecipativo di trasparenza sul piano di sviluppo di Rimateria relativo al tipo di governance, di indirizzo rispetto all’accordo di programma, sui tempi e le modalità di integrazione con la componente privata, sugli assetti territoriali, sulla emergenza economica, sulla vita stessa della società proiettata in una dimensione gestionale dei flussi di materia del territorio della val di Cornia”, anche se a tal proposito l’azienda stessa da molti mesi sta organizzando assemblee pubbliche a cadenza regolare proprio per fornire aggiornamenti alla cittadinanza sugli sviluppi del progetto Rimateria (lunedì 3 settembre alle 17 è previsto il 36esimo di questi appuntamenti, come riporta l’homepage aziendale).

In attesa di capire che cosa significhi il “percorso partecipativo di trasparenza” proposto dalle opposizioni, è già noto – come riporta lo Statuto comunale – che i due referendum saranno accolti se i due terzi del Consiglio voteranno a favore, oppure se verranno raccolte le firme certificate di 2.500 residenti. In ogni caso si tratta di un terreno molto scivoloso, perché sintetizzare in un referendum “sì/no” scelte che dovrebbero essere politiche su temi complessi, dalle ampie ricadute ambientali, sociali ed economiche, raramente ha prodotto risultati costruttivi.

Un contrasto che nel frattempo le Rsu (rappresentanza sindacale unitaria) di Rimateria hanno messo in evidenza parlando di «politica marketing fra ossimori, paradossi, confusione e plebisciti» : «Rimateria, oltre che risanare un “buco” finanziario senza attingere alle tasche dei cittadini, sta risanando ambientalmente e riqualificando paesaggisticamente un’area dove sono presenti quattro discariche di cui una abusiva esattamente con quelle “risorse/rifiuti”.

Sarebbe meglio aspettare chi non viene (le bonifiche) e nel frattempo inveire contro e rendere disoccupati altri 50 lavoratori? Curioso. Ci saremmo aspettati dalle forze politiche tutte, a venti anni dalla nascita della Tap, una battaglia affinché nell’accordo firmato dal nuovo governo come dalla Regione e il Comune, si fosse reso cogente il ruolo di Rimateria. Invece ci ritroviamo un attacco monomaniacale contro il suo progetto».

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