testo tratto da La Repubblica del 22 luglio 2017

 

«FACCIO e rifaccio i conti », commenta l’ex sindaco ed l’ex presidente di BagnoliFutura, Riccardo Marone, ma non mi trovo perché viene sempre fuori che dopo una legge speciale, un commissario straordinario e tre anni di serrate trattative il piano per Bagnoli è ancora sostanzialmente identico alla variante di venti anni fa».
È come il gioco dell’oca, dice lei: siamo tornati alla stazione di partenza.

 

 

«Proprio così, con l’aggravante che la crisi finanziaria ormai rende quasi impossibile il finanziamento pubblico mentre quel piano era basato su forti finanziamenti. Non mi sembra un risultato che giustifichi il clamore di queste ore, a meno che non si voglia dare importanza eccessiva allo spostamento di Città della Scienza che, a mio avviso, non è una questione sostanziale».
La bocciatura è totale, insomma, e viene accompagnata e spiegata da una sfilza di giudizi critici che, certo, non faranno dormire sonni tranquilli a quanti pensavano, invece, che si sia imboccato il viale della vittoria.
«Siamo ancora ai piedi della salita. E la montagna da scalare è l’Everest».

Oltre i giudizi politici, quali sono i punti di dissenso?
«Sono tanti e cercherò di elencarli velocemente. Partiamo dall’ovvio. Non è stata data risposta al quesito di fondo che resta sempre lo stesso: perché il piano non è decollato? Nessuno se lo è chiesto e allora non si va da nessuna parte. Se la ragione fosse stata da ricercare nella incapacità degli amministratori della società sarebbe stato facile risolverla sostituendoli, ma, evidentemente, non era di questo che si trattava».

Di cosa parliamo, allora?
«Andiamo con ordine. Il problema di fondo era e resta legato alla mancanza di fondi per la realizzazione del progetto: c’era e permane nell’attuale disegno in quanto non ho trovato poste di particolari investimenti. Potrei sbagliarmi, ma non credo».
È previsto, però, il finanziamento della rimozione della colmata. È un investimento e se è così c’è il rischio che le sue siano considerate critiche esclusivamente politiche. Non di sostanza.

L’ex sindaco sorride e risponde: «Vorrei far notare che stiamo parlando dell’investimento più ballerino del governo: è comparso e scomparso almeno quattro volte dal bilancio statale e lo stato dell’arte non sembra modificato. È un investimento, certo, ma solo sulla carta mentre Bagnoli attende certezze e comunque non ci sono investimenti per andare avanti. In più non viene risolto il recupero dei suoli dal fallimento e allora viene da chiedersi in nome di quali garanzie si assicura che il progetto potrà essere realizzato in pochi anni. I nodi giuridici collegati al fallimento non sono stati sciolti e il commissario in questi tre anni non se n’è occupato e, invece, si poteva procedere in parallelo con la pianificazione».
Tanto rumore per nulla, insomma.

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