testo tratto da La Nazione del 02 agosto 2018

 

 

FIRENZE. LA TOSCANA piomba nell’emergenza liquami. L’effetto di una sentenza del Tar della Lombardia, che ha accolto il ricorso di sessanta comuni del Lodigiano e del Pavese, sta per paralizzare, per via di un effetto a cascata, le ditte di spurghi della nostra regione.

 

Gli impianti di trattamento, infatti, tipo quello di Prato della «Gida» e altri in Toscana, si sono visti costretti ad annunciare la sospensione dei conferimenti dal prossimo sei agosto «fino al termine della criticità suddetta». Di conseguenza, se non c’è chi riceve, anche le imprese che lavorano sul territorio son costrette a fermarsi. E le fosse biologiche gonfieranno a dismisura: quelle dei condomini o dei pozzetti stradali, ma anche delle strutture pubbliche come gli ospedali o le scuole che presto riapriranno.

MA COME si è arrivati a questa situazione? Il caos è iniziato con la vittoria al Tar di sessanta comuni di Pavia e Lodi nei cui territori, per effetto del Dgr n. X/7076 dell’11 settembre 2017, la Regione Lombardia permetteva la gestione dei fanghi di depurazione in agricoltura entro un certo limite di idrocarburi e nonilfenolo. Il tribunale amministrativo, dallo scorso 20 luglio, ha annullato quella parte di legge in cui si fa riferimento a certi parametri di tolleranza e di fatto ha stoppato lo spargimento dei fanghi di risulta nei campi, accogliendo il ricorso dei municipi che accoglievano i fanghi sotto forma di concime. Gli impianti toscani devono adesso riorganizzarsi. Ma come prima mossa, onde evitare di sovraccaricare le vasche di smaltimento e peggiorare la qualità del processo depurativo, hanno comunicato alle ditte di spurgo che i conferimenti sono temporaneamente sospesi.

CHI LAVORA regolarmente, dunque, si ferma o sta per fermarsi, con tutte le ripercussioni che ci possono essere sui conti delle aziende, che in Toscana, nel settore, sono circa duecento. E chi continuerà a lavorare, in queste condizioni, probabilmente ricorrerà a smaltimenti irregolari.

LA QUESTIONE sta investendo anche la Regione Toscana, ai quali gli operatori stanno chiedendo «l’adozione di specifiche ordinanze contingibili e urgenti al fine di fronteggiare l’emergenza». Mentre il «caso spurghi» sta per arrivare anche alle orecchie del Governo, le imprese toscane, che non possono impugnare direttamente la sentenza del tribunale amministrativo della Lombardia, oltre alle azioni legali con l’avvocato Monica Caioli, pensano a dimostrazioni eclatanti. Perfino ad invadere il centro storico di Firenze con le loro autocisterne, per una clamorosa e roboante protesta fin sotto Palazzo Vecchio

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