testo tratto da greenreport.it del 10 gennaio 2019

Il presidente del Cigno verde toscano in audizione al Consiglio regionale. Ferruzza: «I rifiuti speciali rappresentano il 75% del totale e il pubblico se ne deve occupare. Parlare solo del 25% è superfluo»

di
Luca Aterini

«Il tema dei rifiuti è complesso e ci obbliga a sondare diverse sfumature», ha esordito il presidente di Legambiente Toscana Fausto Ferruzza (nella foto, ndr), con la cui audizione – insieme a quella del sindaco di Livorno, Filippo Nogarin – sono ripresi ieri in Consiglio regionale i lavori della “Commissione d’inchiesta in merito alle discariche sotto sequestro e al ciclo dei rifiuti”, presieduta da Giacomo Giannarelli (M5S).

Come ribadito anche all’interno dell’ultimo pacchetto normativo Ue sull’economia circolare, approvato nel corso del 2018, questa complessità si articola all’interno di una precisa gerarchia, declinata nelle famose 4 R (riduzione, riuso, recupero di materia, recupero di energia) seguite in ultima opzione dallo smaltimento in discarica; tutte alternative contemplate – nell’ordine di priorità – all’interno del suddetto pacchetto normativo, perché di tutte, nella giusta misura, c’è bisogno.

«Non sono possibili risposte ideologiche quindi non si può parlare di discariche zero», ha confermato Ferruzza, rilevando anzi che allo slogan «rifiuti zero corrisponde impianti mille, cioè per stoccaggio, differenziazione e riciclo», ma anche evidentemente per la parte rimanente della gerarchia.

Senza tutti gli impianti necessari a gestire secondo criteri di sostenibilità e prossimità i rifiuti prodotti dai cittadini e dalle imprese di un territorio, è evidente che quello stesso territorio si espone a problemi di non poco conto: i rifiuti – specchio dei nostri consumi – continuano ad essere prodotti, e come l’acqua seguono la direzione che oppone loro meno resistenza. Se non ci sono impianti legalmente autorizzati a trattarli, si aprono spazi per la criminalità.

Ferruzza ha dunque posto l’accento sul controllo e sulle agenzie regionale per la protezione ambientale, sottolineando che «Arpat e quelle delle altre regioni devono essere potenziate in termini di risorse e personale. Dobbiamo difendere la loro autonomia e terzietà perché sono un presidio della democrazia».

Questo senza tuttavia tralasciare un tema che sembra non rientrare nella discussione delle diverse amministrazioni: i rifiuti speciali. «Rappresentano il 75% del totale e il pubblico se ne deve occupare. Parlare solo del 25% è superfluo». Secondo gli ultimi dati disponibili diffusi dall’Ispra, in un anno vengono infatti prodotte in Toscana 10,5 milioni di tonnellate di rifiuti speciali – ovvero quelli provenienti da attività produttive, di commercio e servizi – e 2,2 milioni di tonnellate di rifiuti urbani (in misura rilevante speciali assimilati agli urbani, tra l’altro). Una disparità che generalmente viene ribaltata nelle gerarchie dell’opinione pubblica, concentrate sulla partita degli urbani e generalmente poco attente a quella degli speciali: paradosso che costa molto caro in termini di sviluppo sostenibile del territorio.

Share This