Eredità spesso di un’industria antica di un secolo, i cosiddetti Sin (siti di interesse nazionale) sono i 38 luoghi più inquinati da Trieste in giù.

 

testo tratto da Il Sole 24 Ore del 23 settembre 2016

 

Sono quasi dimenticati nomi che furono potentissimi e che fanno parte della storia industriale ed economica italiana come — due nomi a caso fra quelli di un’Italia scomparsa — Rumianca (Sin di Pieve Vergonte, Val d’Ossola) o Anic (Sin di Manfredonia, Foggia). sin-nazionale

Per molti anni il risanamento di questi luoghi è stato un esercizio di burocrazia sfrenata e di politica interessata.
Con l’illusione che arrivassero finanziamenti pubblici, i sindaci in cui venivano istituite le aree da disinquinare allargavano quanto più possibile il perimetro, immaginando che più ettari significassero più miliardi di lire dallo Stato.
Così nel perimetro dei siti di interesse nazionale furono ricompresi quartieri abitati, strade, scuole, campi agricoli, fabbriche.
Poi si è scoperto in realtà che cosa fossero i Sin: enormi consulenzifici su terreni congelati. Abitazioni, strade, scuole, campi e fabbriche non potevano più essere toccati, in una paralisi di idee e di investimenti che bloccava lo sviluppo delle città. Soldi, pochi. Lavori di decontaminazione, pochi. Richieste di risanamento, inapplicabili: le zone inquinate andavano riportate a condizioni di natura pre-antropica.
Fino a 5 o 6 anni fa i Sin erano solamente un vincolo per tutti che non dava alcun beneficio ambientale
ai cittadini.
I funzionari del ministero dell’Ambiente e le imprese racchiuse nel perimetro dei Sin hanno suggerito come ripensare il rapporto pubblico-privato e la ricerca dei finanziamenti. Diverse regole introdotte in questi anni hanno sbloccato i progetti. Ma spesso i suggerimenti sono stati sottovalutati.
Per esempio, si può intervenire sull’offerta di risorse finanziarie, ragionando su meccanismi incentivanti che lo Stato può mettere a disposizione del privato per la fase di risanamento e rilancio dell’attività economica e produttiva.
Si può anche intervenire sulla domanda di finanziamenti formulando proposte che aiutino il risanamento mirato al riuso delle aree da pulire.
Non basta. Le procedure, già sfoltite, possono essere rese più snelle e razionali.
Si possono aiutare i progetti efficaci e le tecnologie diverse dallo scavo e trasferimento dei materiali contaminati in discarica.
Jacopo Giliberto

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