Miani: «Sono 96.000 i siti contaminati censiti e presenti nel database del ministero dell’Ambiente», mentre in Ue i costi diretti arrivano a 410 miliardi di euro all’anno.

testo tratto da geenreport.ti del 4 Settembre 2019

Il Cnr ha ospitato ieri a Roma il convegno nazionale Amianto: gestione del sistema e tutela della salute, durante il quale è stato fatto il punto sui pericoli che ancora oggi questo materiale rappresenta dal punto di vista sanitario, nonostante nel nostro Paese sia stato messo al bando da oltre un quarto di secolo.

«L’esposizione ad amianto – spiega Alessandro Miani, presidente della Società italiana di medicina ambientale (Sima) – causa tumore polmonare (mesotelioma pleurico), laringeo e ovarico, oltre a condizioni di fibrosi polmonare. In Italia ogni anno circa 6.000 decessi sono da ricondursi a questa fibra killer; mentre nel mondo, secondo l’Organizzazione mondiale della sanità sono 125 milioni le persone esposte a rischio amianto e l’impatto dei soli costi diretti (ritiro dal lavoro, cure e morte) nei 28 Paesi dell’Unione europea (Uk inclusa) è pari allo 0.7 per cento del Pil dell’Ue (410miliardi/anno)».

Un problema che ci tocca da vicino: si stima che nel nostro Paese ci siano infatti ancora dalle 32 (secondo Cnr-Inail) alle 40 milioni di tonnellate (secondo l’Osservatorio nazionale amianto) d’amianto da bonificare. «In Italia – aggiunge Miani – sono 96.000 i siti contaminati da amianto censiti e presenti nel database del ministero dell’Ambiente. Per affrontare il problema in modo strutturale è necessaria un’azione coordinata che integri tra loro tutti gli enti statali e le amministrazioni territoriali a vario titolo coinvolte, al fine di integrare le azioni sugli aspetti sanitari, previdenziali e ambientali».

È evidente infatti che monitorare non basta, occorre bonificare. Per farlo è però necessario poter disporre sia delle risorse economiche necessarie, sia poter contare su un’adeguata infrastruttura industriale a supporto per smaltire in sicurezza i rifiuti contenenti amianto derivanti dalle bonifiche.

Come spiegato dallo stesso ministero dell’Ambiente – nella figura di Laura D’Aprile – due anni fa alla Camera, durante un convegno promosso dal Movimento 5 Stelle, «uno dei principali problemi è che mancano le discariche: a volte i monitoraggi non vengono effettuati perché poi nasce il problema di dove poter smaltire l’amianto – spiegava per l’occasione D’Aprile – Ci sono regioni che hanno fatto delibere definendosi a discarica zero e quindi quando faremo la programmazione del conferimento a livello nazionale ci andremo a scontrare con queste regioni».

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