testo tratto da Corriere della Sera del 31 ottobre 2018

di Chicco Testa

 

La puntata di «Dataroom» di Milena Gabanelli pubblicata lunedì 29 ottobre con il titolo «Al Nord roghi e costi dei rifiuti del Sud» ha spiegato perché nelle regioni che hanno più termovalorizzatori aumentano le tasse. Su questo tema interviene il presidente di Assoambiente.

Chicco Testa

Caro direttore, la gestione dei rifiuti in Italia è in una situazione critica. Occorre analizzarne i diversi aspetti, evitando di fare confusione su fenomeni diversi fra loro. Andiamo per ordine.

Primo. È vero che gli impianti di termovalorizzazione del Nord Italia (ma anche gli impianti di riciclaggio, di compostaggio, quelli per la gestione dei fanghi di depurazione, le discariche) stanno prendendo da tempo rifiuti dal Centro e dal Sud Italia, a partire da quelli provenienti dalla Capitale. La «colpa» di questo fenomeno non è l’articolo 35 del decreto sblocca Italia, ma il semplice fatto che le regioni del Centro e del Sud non hanno impianti sufficienti e adeguati . E a quanto pare non intendono nemmeno farli (Sicilia, Lazio). Altrimenti si confondono le cause con gli effetti. La mancanza di impianti è il problema nazionale, specie al Sud. Attribuire responsabilità al sistema industriale del Nord Italia per le mancanze di pianificazione e di decisione delle regioni del Centro-Sud è sbagliato. Si guarda il dito e non la luna.

Secondo: il costo della gestione dei rifiuti urbani in Italia nel 2016, per la prima volta da venti anni, è diminuito (fonte: Ispra), se pur di poco. Si sta invertendo una tendenza al rialzo che ha caratterizzato tutti gli ultimi anni e che è destinata a proseguire nel tempo. L’Italia ha costi medi nella norma rispetto all’Europa, e la Lombardia si caratterizza per i cosi più bassi in Italia (137 euro ad abitante contro una media nazionale di 167, 293 euro a tonnellata contro una media nazionale di 333). Se in alcuni Comuni (anche lombardi) la Tari è aumentata non dipende certo dal fatto che gli inceneritori del Nord prendono rifiuti da Sud, anzi. Probabilmente una parte degli aumenti degli scorsi anni hanno riguardato l’estensione della raccolta porta a porta e i costi di personale, non certo il costo di smaltimento.

Terzo: fenomeni di illegalità nella gestione dei rifiuti speciali vanno perseguiti e condannati con forza, ma comportamenti opachi o addirittura illeciti sono favoriti da un contesto di mancanza di impianti e da norme spesso inutilmente complicate. Gli stoccaggi pieni (spesso di materiali destinati a recupero e non a smaltimento), derivano dalla mancanza di impianti e sbocchi in Italia, dallo stop all’export voluto dalla Cina, dall’aumento dei prezzi degli impianti del Nord Europa. Insieme alla azione di polizia e magistratura è urgente prevenire il sorgere di fenomeni di illegalità. Ma associare fenomeni di illegalità al lavoro che nel pieno rispetto delle regole svolgono molti impianti al Nord è assolutamente fuori luogo. Anzi. Dobbiamo valorizzare realtà assolutamente d’avanguardia soprattutto nel recupero e riciclaggio. A differenza di quello che molti pensano, fare economia circolare significa fare molti impianti, sia per l’avvio a riciclaggio, che per smaltire gli scarti e quel che riciclabile non è. La raccolta differenziata non è il fine, ma solo lo strumento per raccogliere separatamente i rifiuti. Poi servono impianti che lavorino le diverse filiere. Servono stoccaggi adeguati per gestire eventuali tensioni sui mercati del riciclo che sono mercati aperti, globali, per loro natura instabili. E impianti di smaltimento finale come discariche e termocombustori.

Per far fronte a queste criticità, occorrerebbe una strategia nazionale forte e autorevole, capace di orientare il mercato a dotare il nostro Paese degli impianti che servono per evitare crisi continue. Occorrerebbero decisori politici capaci di sceglier strategie di medio-lungo periodo, evitando di inseguire facili e dannosi consensi elettorali.

Senza lo sblocca Italia le regioni del Sud non avrebbero potuto esportare liberamente i rifiuti nelle altre regioni. Il che ha comportato un aumento del prezzo di conferimento negli impianti del Nord. Ed è un fatto che tale aumento si scarichi sulle bollette, come la legge prevede.

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