testo tratto da stileliberonews.org del 03 agosto 2018

PIOMBINO — La Giunta regionale toscana ha approvato (il Comune di Piombino non l’ha ancora fatto) con deliberazione N° 807 del 16 luglio l’ “Accordo di Programma per l’attuazione del progetto integrato di messa in sicurezza, riconversione industriale e sviluppo economico produttivo nell’area dei complessi aziendali di Piombino ceduti dalla Lucchini in A.S. tra Ministero dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare, Ministero dello Sviluppo Economico, Regione Toscana, Agenzia del Demanio, Autorità Sistema Portuale del Mar Mediterraneo settentrionale, Provincia di Livorno, Comune di Piombino, AFERPI Spa, Piombino Logistics Spa, JSW Steel Italy srl”, quello poi firmato ufficialmente il 24 luglio.

In realtà è un testo parziale perché mancano alcuni allegati di una certa entità citati nell’articolato:
in particolare manca l’allegato “B” riguardante “la realizzazione degli interventi di reindustrializzazione e sviluppo economico secondo i tempi e le modalità indicati nel Piano industriale…presentato dalla Parte Privata, redatto considerando di perfezionare l’acquisizione entro il mese di Maggio 2018”. Non è chiaro dunque a quale documento ci si riferisca. ma è ragionevole ritenere che non si discosti da quello datato 6 giugno 2018 intitolato “JSW Steel Italy srl PIOMBINO — BUSINESS PLAN” presentato alle organizzazioni sindacali dove, non a caso, riferendosi al piano di produzione e vendita previsto nella Fase 1 per i laminatoi di prodotti lunghi si dice che “è stato definito ipotizzando il perfezionamento dell’acquisizione entro maggio 2018”.
È quello che inizia affermando: “La rinascita dello stabilimento siderurgico di Piombino è stata pianificata in due fasi. La fase 1 prevede lo start-up dei laminatoi esistenti insieme allo studio di fattibilità per la futura espansione e lo smantellamento delle parti obsolete. La fase 2 implica la possibilità di un’espansione basata sullo studio di fattibilità”.
Chiaro comunque che un piano industriale come dio comanda non c’è. Può essere giudicato giusto o non giusto ma non c’è.

L’accordo sostituisce integralmente il precedente Accordo 2015 (quello firmato anche da Aferpi) per l’attuazione del progetto integrato di messa in sicurezza, riconversione industriale e sviluppo economico produttivo nell’area dei complessi aziendali di Piombino ceduti dalla Lucchini in a.s. sottoscritto il 30 giugno 2015.

Disciplina:

  • la presentazione e l’attuazione da parte della Parte Privata di un progetto integrato di messa in sicurezza, riconversione industriale e sviluppo economico delle aree del complesso industriale ex Lucchini
  • la realizzazione degli interventi di messa in sicurezza operativa,

la realizzazione degli interventi di reindustrializzazione e sviluppo economico secondo i tempi e le modalità indicati “nel Piano industriale di cui allegato“B” (quello che manca) di cui abbiamo parlato sopra.

Interventi di reindustrializzazione e sviluppo economico

Nella Fase 1, quella con maggiori certezze, saranno riavviati i laminatoi (treno rotaie, treno barre e treno vergella), saranno avviati gli studi di fattibilità relativi all’espansione futura, sarà condotto uno studio per lo smantellamento di apparecchiature obsolete e non utilizzate, sarà intrapresa nel 2019 l’attività di demolizione in funzione della fattibilità sull’ambiente e delle autorizzazioni. “Fino alla completa attuazione del Progetto la Parte Privata ribadisce l’impegno a mantenere in esercizio gli impianti di laminazione e le relative attività di finimento e di servizi connesse, con dismissionedefinitiva dei restanti impianti, soggetta a verifica di fattibilità e sostenibilità come da Progetto”.
La Fase 2 si propone di realizzare un sito per la produzione di prodotti piani con impianti di fabbricazione di acciaio da forno elettrico, impianti di laminazione a nastri continui e laminatoi a freddo. Inoltre, con l’obiettivo di alimentare gli impianti di laminazione esistenti integrandoli, è previsto anche un forno elettrico ed una colata continua per blumi/billette. Come sappiamo questa seconda fase è soggetta agli studi di fattibilità di cui JSW aveva parlato anche nella comunicazione inviata da JSW alla Borsa nazionale di Mumbai il 18 maggio 2018.
Fin qui niente di nuovo rispetto al documento del giugno.
L’accordo di programma aggiunge delle cautele condivise: “In considerazione del fatto che il Piano industriale prevede 2 fasi per la sua realizzazione, al termine della fase 1, illustrata nel Piano industriale sulla base delle previsioni di chiudere l’acquisizione entro il maggio 2018 e quindi soggetta a possibili adeguamenti dipendenti dallo slittamento e nella prospettiva che la Parte Privata, a seguito delle opportune analisi di fattibilità tecnico-commerciale, proceda nell’implementazione della fase 2, le Parti concordano che procederanno d’intesa alla revisione del presente Accordo che sarà necessaria. La fase 2 può essere implementata (adempiere, completare, perfezionare secondo l’enciclopedia TRECCANI, ndr) dalla Parte Privata, parzialmente, gradualmente o totalmente, anche indipendentemente da qualunque revisione del presente Accordo.
Con riferimento alla demolizione di edifici, impianti e strutture esistenti, richiesta dal presente Accordo o dal Progetto, le Parti convengono che la Parte Privata si impegna all’adozione delle misure di prevenzione, ove necessarie, nonché, ai fini dell’utilizzo delle medesime aree per finalità produttive, alla loro caratterizzazione e, ove necessario, alla presentazione ed esecuzione, previa autorizzazione, di un progetto di messa in sicurezza. Nella prospettiva dell’implementazione della fase 2 del Piano industriale, qualora la Parte Privata ritenesse utile o necessario acquisire ulteriori aree nella disponibilità della Parte Pubblica del presente Accordo, quest’ultima si rende disponibile a valutare la possibilità di concederle sulla base del riscontro degli investimenti o delle attività economiche della Parte Privata. Qualora la Parte Privata non ritenesse più necessarie alcune delle aree nell’attuale disponibilità provvederà alla loro restituzione alla Parte Pubblica”.

Il rapporto con la pianificazione urbanistica

Il tema delle demolizioni degli impianti (soggette comunque alla prescrizione dell’Autorizzazione Integrata Ambientale che prevede la presentazione di un piano comprensivo degli interventi necessari al ripristino e alla riqualificazione ambientale delle aree liberate) e della utilizzazione di quelle e di altre aree ci porta al tema della pianificazione urbanistica recentemente approvata dal Comune di Piombino che ha fatto proprio il piano Aferpi: la variante Aferpi. Il Comune di Piombino si era sbracciato a dichiarare che avrebbe difeso totalmente quelle previsioni ma l’accordo non sembra riflettere questa intenzione: “Le Autorità competenti, tenuto conto del recente percorso di riqualificazione del comparto industriale messo in opera dal Comune di Piombino,…si impegnano a valutare eventuali ulteriori adeguamenti degli strumenti di pianificazione urbanistica ad attivarsi ove necessario ai fini della realizzazione del Piano industriale della Parte Privata”.

Cumuli di materiale siderurgico e rifiuti

Il tema dei rifiuti e del ciclo dei rifiuti, grande assente nel precedente accordo di programma del giugno 2015, compare meritoriamente in questo accordo. E questo è un bene. Purtroppo viene affrontato in maniera che da un lato compare una parte privata alla quale viene lasciata non poca discrezionalità, dall’altra una parte pubblica che è caricata invece di obblighi e tutto l’accordo balla tra dichiarazioni di principio, magari favorevoli alla parte pubblica, e modalità operative, favorevoli alla parte private.
“…In funzione delle esigenze di limitare i rischi ambientali dovuti a trasporto, stoccaggio, trattamento e volatilità (di materiale inquinato, ndr), le parti pubbliche…si impegnano valutare la possibilità di far gestire o stoccare materiali con soluzioni idonee nelle aree idonee e disponibili all’interno del sito industriale”. E poco vale il passo successivo, solo una petizione di principio, secondo il quale “Permangono le condizioni di interesse pubblico alla individuazione di una soluzione industriale volta a fornire concrete opportunità di sviluppo dell’area…”.
“La Parte Pubblica si impegna a favorire l’utilizzo da parte della Parte Privata del sito più prossimo, anche ai fini di dare impulso al territorio, e che sia economicamente sostenibile, per lo stoccaggio e l’eventuale trattamento di materiali oggetto di escavazione o demolizione”. Naturalmente non esiste sito più prossimo che l’interno stesso delle aree a questo punto di proprietà o in uso di JSW.
“In virtù dei principi di prossimità, economicità e sostenibilità, la Parte Privata si rende disponibile a valutare, per le attività di gestione anche finalizzate al riciclo dei flussi di materia connessi alla ripresa della laminazione, alle operazioni di smantellamento degli impianti e manufatti, nonché di quelli derivanti dall’ulteriore implementazione del ciclo siderurgico, la possibilità di perseguire soluzioni di filiera corta e di economia circolare…”, ma questa è una petizione di principio.
Invitalia, infine, viene individuata come il soggetto attuatore di una proposta di intervento per la gestione dei cumuli di materiale di origine siderurgica ubicati in aree demaniali non rilevate da Aferpi e rimaste nella competenza dell’Amministrazione Straordinaria della ex Lucchini. Non si tratta evidentemente della LI53 ormai nelle mani di RiMateria, che ne ha la concessione demaniale e l’obbligo di bonificarla, si tratta di altre aree che si vuole ripulire se ci saranno le disponibilità finanziare nell’ambito dei 50 milioni di euro per la bonifica della falda già deliberati dal Cipe, senza riflettere sul fatto che prima dovrebbero essere tolti i cumuli e poi bonificata la falda e non viceversa. Ma tant’è.

Porto ed aree portuali

Le attuali concessioni portuali connesse all’attività già svolta da Lucchini, già passate ad Aferpi, vengono trasferite provvisoriamente a JSW per la prosecuzione delle attività dei laminatoi esistenti. In aggiunta su aree che l’accordo definisce come aree in blu e in verde di cui la planimetria allegata sub C, ma anche questo è un allegato inesistente nella deliberazione della Giunta regionale, si prevede a favore della Parte Privata una opzione della durate di 24 mesi, fermo restando che eventuali richieste di concessione saranno soggette a procedure di evidenza pubblica e, in mancanza dell’esercizio di opzione, potranno essere assentite in concessione a terzi. Compare quell’opzione già prevista per Aferpi anche se condizionata nella sua durata.

Occupazione e ammortizzatori sociali

Viene richiamato il verbale d’incontro tra la stessa JSW Steel Italy e le organizzazioni sindacali del 12 giugno 2018 là dove la “Parte Privata conferma l’impegno a mantenere alle proprie dipendenze i lavoratori di cui agli attuali livelli occupazionali dei Complessi aziendali Lucchini Piombino, conformemente all’acquisto e pieno ed effettivo controllo dell’azionariato delle suddette società da parte di JSW Steel Italy, ed a condizione dell’effettiva disponibilità delle misure degli ammortizzatori sociali, nonché al mantenimento degli accordi sindacali…Le parti prendono atto che (1) la Parte Privata impiegherà la manodopera di cui alle linee guida del piano industriale presentato il 24 maggio 2018 alle stesse organizzazioni sindacali presso il Ministero dello sviluppo economico e successivi incontri utilizzando la copertura del reddito tramite ammortizzatori sociali, come da verbale del 12 giugno 2018, per i quali le Parti pubbliche si impegnano a favorirne l’accesso; (2) la Parte Privata non sosterrà costi non previsti dalle normative vigenti relativamente ai lavoratori inattivi, per i quali sono necessari ammortizzatori sociali. La parte privata, come da verbale del 12 giugno 2018, promuoverà, per quanto possibile, l’utilizzo delle imprese fornitrici di servizi delle imprese e dei lavoratori del territorio, a condizioni competitive”.
Tutto dipende dalla garanzia di ammortizzatori sociali per lunghi anni.
Ricordiamo che, sempre secondo il documento “JSW Steel Italy srl PIOMBINO — BUSINESS PLAN” che abbiamo citato il fabbisogno di manodopera per l’attività di laminazione è il seguente:

Piano operativo di messa in sicurezza delle aree

JSW è impegnata a presentare, entro 120 giorni dalla stipula dell’accordo, al Ministero dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare, il progetto operativo di messa in sicurezza (il relativo procedimento di Aferpi si era concluso negativamente con un decreto del 16 maggio 2018) delle aree individuate nella planimetria allegata all’Accordo 2015, con i mappali elencati, entro 120 giorni dalla stipula dell’accordo, il Ministero a convocare entro trenta giorni dalla scadenza una Conferenza dei servizi ai sensi del comma 8 dell’art 252-bis del d.lgs. n. 152 del 2006.
Gli interventi per l’attuazione del progetto integrato saranno poi autorizzati e approvati con decreto del Ministro dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare e del Ministro dello sviluppo economico sulla base delle determinazioni assunte dalla Conferenza di Servizi.

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