testo tratto daI Tirreno del 29 marzo 2018

di Alessandro De Gregorio

PIOMBINO. Partenza all’alba in pullman per Firenze, poi due ore al tavolo di crisi sul caso Rimateria. I lavoratori della discarica sequestrata dalla magistratura sono rientrati a Piombino con una vaga ipotesi, quella di una sorta di cassa integrazione speciale. L’unica vera buona notizia è stata la presa di posizione della Regione. Un impegno fatto di parole, sì, ma comunque una voce importante in attesa della decisione del giudice sull’istanza di dissequestro presentata martedì dall’azienda.

IL VERTICE

La riunione di ieri mattina era stata convocata da Gianfranco Simoncini, ex assessore, ora consigliere del presidente Enrico Rossi per le questioni del lavoro. Con Simoncini, a Palazzo Strozzi erano presenti il sindaco Massimo Giuliani, il presidente di Rimateria Valerio Caramassi, il consigliere regionale ed ex sindaco piombinese Gianni Anselmi, i rappresentanti dei lavoratori Mauro Marini (Cgil), Marco Silvestri (Cisl) e Federico Lenzi (Uil). Fuori, quasi tutti i dipendenti dell’azienda. A Ischia di Crociano erano rimasti solo i comandati e un altro paio di operai che hanno mantenuto il presidio ai cancelli.

IL DISSEQUESTRO

Simoncini ha detto, e lo ha scritto in una nota, che «il presidente Rossi sta seguendo con attenzione la vicenda» e ha poi espresso «l’auspicio che, nel pieno rispetto dell’azione e delle competenze della magistratura e delle prerogative normative e amministrative sulla tutela ambientale della Regione Toscana, si possano determinare le condizioni per arrivare al dissequestro della discarica in modo da consentire all’azienda di poter ottemperare alle prescrizioni previste negli atti autorizzativi. E tutto ciò sotto il controllo di tutti gli organi preposti». Un messaggio politico chiaro e preciso, da leggere ovviamente entro questo limite: la magistratura faccia (deve farlo) il proprio lavoro, tenendo però in considerazione l’aspetto ambientale e quello del lavoro che stanno alla base dell’istanza di dissequestro.

LA VICENDA

I lavori di adeguamento sono sì in ritardo secondo l’ultimo avviso della Regione, quello del novembre scorso, ma non possono prescindere dai conferimenti con cui Rimateria mette in atto lo stesso piano di risanamento ambientale e finanziario. Ricordiamo che Rimateria è stata creata sia per coprire un buco di oltre 20 milioni accumulato in precedenza da Asiu, sia per farsi trovare pronta in vista delle bonifiche del Sin e della ripresa della vicina attività siderurgica. Trasformandosi da discarica di rifiuti urbani a discarica di rifiuti speciali, in due anni e mezzo Rimateria ha dimezzato il debito pregresso di Asiu e stava procedendo con la messa a norma del sito (copertura, captazione biogas e regimazione acque piovane).

Secondo Caramassi, entro giugno sarebbe stato risolto il problema dei miasmi ed entro fine anno sarebbe stato pronto tutto il resto. Il sequestro preventivo eseguito dai carabinieri del Noe ha bloccato tutto. Caramassi lo ha rispiegato anche ieri. Questo sul fronte ambientale. Sul fronte lavorativo (ma le due cose sono connesse), i cinquanta dipendenti di Rimateria non hanno ammortizzatori, sono stati messi in ferie forzate e quello di aprile potrebbe essere il loro ultimo stipendio. Ergo: se i magistrati accoglieranno l’istanza di dissequestro, a Ischia si ricomincerà a lavorare e a mettere a norma la discarica.

IL PIANO B

Ma se l’istanza non verrà accolta subito? Il piano B, l’unico strumento utilizzabile nell’attesa, per Simoncini è il Fondo d’integrazione salariale (Fis). Si tratta di un fondo disciplinato da un decreto interministeriale del 2016, gestito direttamente dall’Inps, rivolto a tutti i datori di lavoro che occupano più di cinque dipendenti e che non rientrano nel campo di applicazione della cassa integrazione ordinaria e straordinaria. Ci sono criteri precisi che non è detto possano essere adattati automaticamente a Rimateria. Anche se Simoncini ha assicurato la «piena disponibilità degli uffici dell’unità di crisi del settore lavoro ad accompagnare l’azienda, qualora fosse necessario, nei rapporti con l’Inps». E poi servono i soldi: i fondi, appunto.

I LAVORATORI

«Non voglio neanche pensarci – dice Federico Lenzi – Io so soltanto che siamo stanchissimi ma non molliamo. Siamo andati a Firenze per sapere se avevamo ammortizzatori sociali, è vero, ma abbiamo anche detto che noi vogliamo lavorare. Non vogliamo assistenza. Se perderemo la nostra battaglia magari ne riparleremo ma noi ora abbiamo un lavoro e vogliamo tornare a fare quello che facevamo. Rimateria deve riaprire. La discarica è la soluzione, non il problema. Lo dirò e lo diremo fino allo sfinimento: se la discarica chiude non perdiamo solo noi, perde tutto il territorio. La discarica è un presidio ambientale e noi lavoriamo per difendere l’ambiente. Questo è il messaggio che deve passare»

IL SINDACO

«La priorità assoluta – dice il sindaco Giuliani – è quella di tenere insieme lavoro, salute e ambiente e questo sarà l’obiettivo principale in questa come in altre vicende. Comunque non è sempre facile e queste problematiche non riguardano solo il nostro territorio, ma sono purtroppo comuni anche ad altre aree della nostra regione, per la complessità dei fattori e delle situazioni. Il settore del trattamento rifiuti rappresenta sicuramente un settore strategico e strettamente collegato ad altri settori, per le ripercussioni che può avere a vari livelli».

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