testo tratto da Il Tirreno del 28 marzo 2018

di Alessandro De Gregorio

PIOMBINO. Alcuni sono su, in sala consiliare. Altri giù, in piazza Bovio, a parlare con il presidente Tiemme. Il grosso del gruppo è davanti al municipio, in corso Vittorio Emanuele. Con loro, operai e rsu del comparto siderurgico, da Aferpi a Logistics, da Magona a Tenaris.

 

Ci sono sindacalisti, politici, esponenti di Legambiente e di liste civiche. Ci sono (nuova categoria) alcuni commentatori compulsivi di Facebook, venuti almeno a sentire le spiegazioni di quegli operai di Rimateria, la discarica sulla quale è stato detto un po’ di tutto.Si discute serenamente, più o meno. I capannelli si formano e si sciolgono di continuo. La mattinata scorre così, parlando, parlando e parlando.

C’è poca città, però. Pochi i passanti che si fermano a chiedere. Forse perché hanno letto i giornali e i social, forse perché sono già – o pensano di essere – abbondantemente informati. «O forse perché non frega più nulla a nessuno» commenta amaramente uno dei manifestanti. Ma molti altri hanno dato solidarietà. Ieri, anche gli ultrà del Piombino calcio e la Palestra pugilistica.I volti dei dipendenti Rimateria sono sempre più tirati.

Loro non hanno tutele, non hanno ammortizzatori sociali, non hanno prospettive a lungo termine se non la speranza di una soluzione immediata. Sono una cinquantina in ferie forzate ma di ferie, quando siamo a marzo, ne hanno accumulate poche. In media, una decina di giorni. Ieri era il settimo. Ad aprile riscuoteranno quello che potrebbe essere il loro ultimo stipendio. Poi a casa, a quaranta e cinquanta e passa anni, con mutui e bollette da pagare, pranzi e cene da mettere insieme e figli da crescere. Ecco perché sono determinati.E la discarica? La discarica è ancora sotto sequestro: ferma, fuori regola e maleodorante. Non riceve conferimenti, quindi non incassa. E non incassando non può terminare i lavori di messa a norma.

Continua a puzzare e preoccupa ancora di più. Manca ancora la copertura, manca ancora un sistema di regimazione delle acque piovane, manca ancora un collettore tra i caminetti dei pozzi che aspirano il biogas. Mancano gli stessi pozzi, visto che ne sono stati scavati 17 su 74. Entro giugno, secondo il cronoprogramma inviato da Rimateria alla Regione, sarebbe stato risolto il problema del cattivo odore con 34 pozzi, mentre entro fine anno sarebbe stato realizzato tutto il resto. Il famoso piano di risanamento ambientale e finanziario di un’azienda creata anche per ripianare la voragine Asiu di oltre venti milioni, ridotta a dieci in due anni e mezzo.

Un buco del quale qualcuno dovrà rispondere, ma sul piano della responsabilità politica. E di quella penale.Ieri i lavoratori spiegavano questo. Ricordavano che la preoccupazione per questa chiusura era stata espressa dalla stessa Legambiente. E ribadivano che «non esiste contrapposizione tra lavoratori e abitanti, tra lavoro e ambiente». Intanto in Comune discutevano i capigruppo. Ma chi là fuori attendeva un comunicato congiunto è rimasto deluso. Tutto rinviato.Nel pomeriggio è partita l’istanza di dissequestro firmata dal legale di Rimateria, l’avvocato Pier Matteo Lucibello.

La richiesta punta al dissequestro totale e si accompagna a quella, avanzata sul fronte politico, dai sindaci-soci del comprensorio che si erano rivolti al prefetto. Altre ipotesi, al momento, rimangono pura ginnastica dialettica.È in questo quadro fluido che oggi alle 11 a Firenze si terrà il tavolo di crisi su Rimateria. Ci saranno il presidente Valerio Caramassi, il sindaco Massimo Giuliani, i sindacati. I lavoratori saranno là fuori. Azienda e Tiemme hanno messo a disposizione due pullman per coprire le tratte Piombino-Scandicci e Scandicci-Firenze.

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