testo tratto da La Repubblica del 27 febbraio 2018

 

di PAOLO VINEIS

Dal diesel agli ftalati: le sostanze tossiche sono causa di moltissime malattie. E non c’è una soglia minima sotto cui si può essere al sicuro. Negli ultimi vent’anni sono aumentate le prove sulla nocività di molti inquinanti.

 

Il Professor Paolo Vineis

Su altre possibili minacce per la salute, come i campi elettromagnetici, le preoccupazioni sono state ridimensionate. Prove scientifiche più solide sul cambiamento climatico ci hanno abituato a una visione più complessa degli effetti su ambiente e salute. Dagli anni Duemila a oggi la qualità dell’aria è migliorata: ce lo dicono le curve delle emissioni in atmosfera di polveri e ossidi di azoto, la quasi totale scomparsa, almeno nel mondo più sviluppato, del piombo tetraetile, utilizzato un tempo come antidetonante delle benzine e responsabile di molti effetti sul cervello dei bambini. Anche lanidride solforosa è scesa drasticamente in Europa grazie agli impianti di desolforazione del carbone.

L’amianto – la sostanza cancerogena su cui si sono accumulate più prove scientifiche, oltre al tabacco – è vietato quasi ovunque (in Italia dal 1992), anche se continuerà a mietere vittime, a causa dei lunghi tempi nello sviluppo di mesoteliomi (anche 40 anni).
Nonostante le buone notizie, l’epidemiologia e la tossicologia ambientale ammoniscono che il rischio da inquinamento dell’aria è ancora ai vertici del carico globale di malattie. Si stima infatti che le morti premature da inquinamento atmosferico ammontino a 6,5 milioni allanno (sommando le fonti domestiche e ambientali).

Il conto dell’inquinamento lo pagano soprattutto i paesi poveri: la maggioranza dei casi di inquinamento domestico, per esempio, sono attribuibili alla combustione di biomasse nelle stufe dei villaggi dei paesi in via di sviluppo, alluso di carbone e al crescere delle megalopoli inquinate in Asia e Africa. Dei 4,2 milioni di morti da polveri sottili (PM 2,5) nel mondo, il 59% sono nel Sud-est asiatico. Ma anche in Italia le stime più recenti (progetto Viias) danno una media annuale di 20- 30mila morti premature per cause respiratorie, tumorali e cardiocircolatorie da polveri, ossidi di azoto e ozono.

La Iarc di Lione ha classificato l’inquinamento da diesel come cancerogeno per l’uomo. Affinando i metodi di analisi, la ricerca scientifica ha accertato che per gli inquinanti atmosferici non esiste soglia sotto la quale smettono di nuocere. Secondo le linee guida dell’Oms, il rischio dovuto all’esposizione cronica a polveri e gas diventa accettabile a concentrazioni pari alla metà delle soglie previste dalla legge europea, e di 5 volte più basse dei livelli a cui siamo esposti nelle principali città italiane.

Un’altra scoperta cruciale riguarda la persistenza della contaminazione ambientale di migliaia di sostanze chimiche rilasciate nellambiente dall’uomo e di cui solo parzialmente si è evidenziata la nocività. È il caso degli ftalati, usati come ammorbidenti della plastica, e altre sostanze che vanno sotto il nome di interferenti endocrini. Diffusi ovunque nell’ambiente, mimano alcuni ormoni come gli estrogeni interferendo con il sistema endocrino e riproduttivo e con la regolazione del metabolismo. Anche la diossina rientra in questa categoria.

Gli studi molecolari e di biomonitoraggio hanno impresso una svolta alle indagini ambientali dell’ultimo decennio, consentendo ai ricercatori di seguire il tragitto degli inquinanti nell’organismo umano fino al livello del Dna e delle proteine. Si è scoperto così che molte forme di inquinamento possono modificare l’espressione dei geni, accorciare componenti del Dna come i telomeri e indurre altre modificazioni capaci di accelerare lorologio biologico. Gli inquinanti, insomma, possono far invecchiare più precocemente. Lo studio Exposomics, per esempio, utilizzando volontari muniti di apparati di misurazione personale degli inquinanti e incrociando questi dati con analisi molecolari del sangue, sta aprendo una nuova frontiera nello studio dei meccanismi attraverso i quali le sostanze che respiriamo provocano alterazioni epigenetiche, alle proteine e al metabolismo umano, degenerando nel tempo in malattie.

Un altro risultato importante della ricerca ambientale italiana degli ultimi anni è lo studio Sentieri, che ha riscontrato diversi eccessi di mortalità nelle 44 aree di bonifica nazionali. I grandi poli industriali – da Porto Marghera ( lunica area del tutto bonificata) allI’lva di Taranto, dai poli petrolchimici di Augusta e Priolo ai siti inquinati da amianto – illustrano un desolante paesaggio di contaminazioni massicce di suoli e acque da Pcb, piombo e altri metalli pesanti, arsenico, mercurio, pesticidi e numerose sostanze persistenti nellambiente e dannose per la salute.

professore di Epidemiologia ambientale all’Imperial College, Londra

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