testo tratto da Adnkronos del 31 gennaio 2018

 

Le crescenti difficoltà di smaltimento dei rifiuti tessili hanno indotto Confindustria Toscana Nord a elaborare una guida ad uso delle aziende associate per implementare il riutilizzo delle fibre. “Le crescenti difficoltà di smaltimento dei rifiuti tessili -spiega una nota dell’associazione- hanno la loro causa principale nella carenza impiantistica: un grave problema che Confindustria Toscana Nord ha denunciato e continua a denunciare, appellandosi alle istituzioni perché si assumano provvedimenti adeguati”.

 

L’associazione lavora anche su un altro fronte: quello della promozione di procedure che facciano sì che i residui di lavorazione siano classificati, nei limiti del possibile, come sottoprodotti e non come rifiuti. “Residui di pettinatura, filatura, tessitura, rifinizione e confezione, vale a dire cascami, testate, fila, frasami, ritagli -spiega la nota- possono spesso configurarsi come sottoprodotti. Un decreto del ministero dell’Ambiente pubblicato nel corso del 2017 fissa le modalità perché questi residui siano sottratti al ciclo dei rifiuti ed entrino invece nel ciclo del riutilizzo, a tutto vantaggio dell’ambiente e dell’economia”.

“Le condizioni fissate dalla nuova normativa – spiega il presidente della sezione Sistema moda di Confindustria Toscana Nord, Andrea Cavicchi – implicano dei passaggi burocratici gravosi, tanto che come associazione li abbiamo contestati. Tuttavia, abbiamo anche lavorato per avvalerci di opportunità di semplificazione che si possono trovare nelle pieghe della legge”.

“In particolare, abbiamo elaborato e posto a disposizione dei soci delle linee guida e una scheda tecnica snella che, compilata correttamente, evidenzia secondo le indicazioni della legge la natura di sottoprodotti, e non di rifiuti, dei residui di lavorazione. Risultato, non un costo di smaltimento ma una fattura di vendita a operatori del settore che reimmettono le fibre nel ciclo produttivo. Tipico esempio di economia circolare, in cui Prato, con la sua tradizione di cardato rigenerato, è maestra indiscussa”, conclude Cavicchi.

A Prato viene rigenerata annualmente una mole imponente di materiale tessile: una stima prudente indica il totale in 220.000 tonnellate. In questa cifra sono comprese varie fibre (lana e fibre pregiate come il cashmere, ma anche cotone e altre); per due terzi si tratta di prodotti post-consumo (stracci), mentre il restante terzo sono residui di lavorazione provenienti dal distretto stesso, dall’Italia e dal mondo.

Il riutilizzo non è tecnicamente realizzabile per tutti i residui: le attuali 40.000 tonnellate di rifiuti tessili generati da Prato potrebbero però sensibilmente ridursi a vantaggio del riutilizzo. Un processo, questo, che anche spinto al massimo possibile non consentirebbe mai di azzerare la produzione di rifiuti, per i quali rimangono aperti i problemi di smaltimento in appositi impianti.

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