testo tratto da Il Tirreno del 28 luglio 2018

 

Anche in Maremma i fanghi di depurazione montano come la panna e ieri mattina, nell’ufficio del governatore Enrico Rossi, a Firenze, l’assessora all’Ambiente e alla difesa del suolo Federica Fratoni, affiancata dai dirigenti dei dipartimenti interessati e dai tecnici dell’Arpat, ha incontrato i vertici di Confservizi Cispel Toscana e le aziende del servizio idrico, per cercare una soluzione che permetta di superare l’attuale emergenza.

 

Una criticità senza precedenti. Grosseto era rappresentata dal presidente di Acquedotto del Fiora e della società Aquaser, Emilio Landi, nella doppia veste di produttore e smaltitore di fanghi.Venerdì 20 luglio, il Tar della Lombardia ha emesso una sentenza sui fanghi di depurazione, con conseguenze immediate in Toscana e nella nostra provincia. La sentenza riguardava un ricorso di alcuni Comuni lombardi contro un provvedimento della Regione Lombardia in materia di fanghi destinati al recupero in agricoltura. In pratica i giudici hanno cancellato l’indicazione contenuta in una delibera sui limiti di ammissibilità degli idrocarburi nei suoli, per lo spandimento di fanghi trattati.

Alla luce di questa novità i gestori degli impianti di conferimento lombardi, a cui vengono avviati da tempo gran parte dei fanghi dei depuratori delle province di Grosseto e Siena, da lunedì 23 luglio hanno cessato l’accettazione delle risulte. «Il blocco dello spandimento dei fanghi in agricoltura – spiega in una nota Giovanni Valotti, presidente della Federazione delle imprese dei servizi pubblici di acqua ambiente e energia – comporta un effetto emergenziale non solo in Lombardia, ma anche nelle regioni che in Lombardia erano solite portare i propri fanghi, ovvero la Toscana, ma anche il Lazio, la Puglia, il Piemonte, le Marche e l’Umbria.

La sentenza, infatti, acuisce ulteriormente il livello di incertezza in questo campo, dal momento che in Italia le alternative al recupero in agricoltura sono scarse: pochissimi gli impianti di incenerimento ed enormi le difficoltà di ricorrere alle discariche per i vincoli già esistenti. Resta il mercato estero, la destinazione ai termovalorizzatori, ma anche questa soluzione risulta critica per i costi elevati, le procedure autorizzative transfrontaliere complesse e, non ultimo, la difficoltà di controllare l’intera filiera per la presenza di più intermediari». Un esempio: se per il conferimento in Lombardia Acquedotto del Fiora pagava circa 70 euro a tonnellata, portandoli in Polonia, nelle prossime settimane, la spesa salirebbe a 300-350.

Le difficoltà descritte stanno già portando a una crisi gestionale che mette in dubbio ovunque la continuità stessa del servizio di depurazione. Il mancato allontanamento dagli impianti dei fanghi prodotti porta infatti progressivamente all’esaurimento dello stoccaggio nelle aree disponibili on-site e all’interno dello stesso impianto (a Grosseto, per esempio, gli spazi sono ridotti), con un pregiudizio nell’efficienza depurativa e un potenziale impatto sull’ambiente.Più che puntare sull’azione giudiziaria, i gestori ritengono che solo un atto normativo del Governo o del Parlamento possa permettere di superare l’impasse normativa che si è creata. E in questo senso diventa ancora più urgente la pubblicazione del Decreto che fin dalla scorsa legislatura era stato predisposto dal Ministero dell’Ambiente, con gli aggiornamenti delle tabelle contenenti i parametri ambientali da rispettare, a partire da inquinanti quali idrocarburi e nonilfenoli.

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