testo tratto da Corriere Fiorentino del 29 luglio 2018

 

 

Il no del Tar all’autorizzazione ha messo la parola fine al termovalorizzatore di Case Passerini: perché insieme al no dei giudici è arrivato quello del presidente della Regione Enrico Rossi. Con l’aggiunta di un nuovo piano rifiuti toscano che punta — secondo Rossi — al 70% di raccolta differenziata.

 

Il Consiglio regionale deve approvare il nuovo piano, con forti diversità di vedute tra il governatore ed il Pd, ma Alia è già al lavoro per affrontare l’urgenza e il futuro. Ma nel frattempo servono finanziamenti, ed un «cambio di paradigma: non servirà aumentare da sola la raccolta differenziata se non si pensa ad un ciclo industriale sostenibile», dice Livio Giannotti, Ad di Alia.

Oggi

«La sentenza del Consiglio di Stato ci soddisfa molto sul contenuto — respinge tutte le censure ambientali, sanitarie e tecnologiche — accogliendo solo la prescrizione sulla mancata realizzazione del bosco della Piana, che fa capo a gli enti pubblici, non a noi. Ma la sentenza blocca l’autorizzazione», parte Giannotti, che aspetta però il «decisore politico istituzionale». Ma già oggi ci sono problemi: basta un impianto fermo e la situazione si complica. «C’è una difficoltà generalizzata di tutta l’Italia sub appenninica. Le grandi quantità di rifiuti delle due grandi aree metropolitane, Roma e Napoli, che vanno verso i pochi impianti sopra l’Appennino, determinano una criticità diffusa. Anche gli incrementi delle raccolte differenziate hanno bisogno di impianti per la loro trasformazione in materia». E questo comporta che nonostante i tre impianti di compostaggio attivi, con 200 mila tonnellate di frazione organica trattata l’anno, «nel 2018 ne abbiamo già esportate 40 mila tonnellate. Il rifiuto secco va a recupero energetico: troviamo grandi difficoltà per collocarlo. Abbiamo dovuto registrare una saturazione degli impianti dei rifiuti ingombranti. Le stesse problematiche ci sono stati in alcuni impianti della Toscana, l’ordinanza straordinaria di Rossi ci ha consentito di uscire da questa situazione senza troppi disagi». La soluzione è stata maggiori quantità di conferimenti negli impianti toscani, soprattutto in discarica: «Ma prima di andare in discarica, il rifiuto viene trattato negli impianti di trattamento meccanico biologico. E questo è un altro tappo».

L’obiettivo del 2020

Da qui a due anni, la Regione vuole arrivare al 70% di raccolta differenziata. «L’obiettivo del 70% è vicino nell’Ato Toscana Centro, ci vorrà più tempo per altri due Ato. Il problema è che una volta raccolti i rifiuti in maniera differenziata, occorre trattarli». Ed attualmente, con gli impianti attuali, «non ce la faremmo». Da qui il piano di Alia: per «chiudere il ciclo, manca una capacità di trattamento di 6-700 mila tonnellate a regime di frazione organica, con impianti di nuova generazione (i cosiddetti biodigestori, ndr ), che permettano prima di produrre biometano e poi di compostare (renderlo fertilizzante, ndr ) il rimanente. Alia sta già progettando due impianti, uno a Montespertoli ed uno in società con la Belvedere spa di Peccioli. Sarebbero già due dei sei necessari per la Toscana». Una grande novità, questa, perché Peccioli si apre per la prima volta ad altre società dei rifiuti: forse un segnale che in questa regione la divisione in tre Ato è superata? «L’Ato unico è un mio pallino: con 3,7 milioni di abitanti, la Toscana è una piccola città metropolitana. Economie di scala, abbattimento di costi, flessibilità della gestione…», dice Giannotti, consapevole però delle resistenze politiche. Il piano di Alia prevede inoltre altri impianti: «Per effetto della concentrazione societaria che ha realizzato Alia, siamo diventati soci di controllo di Revet, con la quale stiamo creando Vetri Revet, con la vetreria Zignago di Empoli. E con la quale costruiremo un nuovo stabilimento: saremo in grado di riciclare tutto il vetro raccolto in Toscana. Poi c’è Revet plastiche, con la quale svilupperemo il piccolo impianto di produzione di granulo di plastica, a Pontedera. Abbiamo la necessità di realizzare due piattaforme (e per economie di scala sarebbe bene avessero dimensioni regionali): una per il trattamento dei rifiuti ingombranti, l’altra per il trattamento di cartone e carta, da fare vicino alle industrie cartarie: così si fa davvero economia circolare».

La transizione

Per fare tutto questo, servono «250 milioni», spiega l’Ad. E comunque, ci vuole tempo: «In una fase transitoria, nella migliore delle ipotesi, avremmo da gestire il 30% del rifiuto residuo e scarti da lavorazione. Cioè 6-700 mila tonnellate più gli scarti». Che, senza Case Passerini, possono finire solo «o in discariche o fuori regione, con accordi extraregionali. Stiamo già preparando le balle del sottovaglio». Cioè le ecoballe modello Napoli, da portare in nord Europa? «Sì. Sono stoccate a casa Passerini». Il punto è che, attualmente, non ci sono accordi extraregionali o discariche per 700 mila tonnellate l’anno: «Oggi abbiamo un equilibrio precario di gran parte della Toscana e l’ordinanza di Rossi ci consente, se usata bene, di costruire questa seconda parte di ciclo industriale». Per costruire gli impianti ci vorranno «almeno 5 anni: il problema dei problemi. È necessario cambiare passo, sicuramente sulle procedure autorizzative, che hanno bisogno di uno strumento straordinario. E cambiare paradigma: se la Toscana vuole riposizionare la politica dei rifiuti, deve abbandonare il dibattito sulle percentuali. Raccogliere i rifiuti deve diventare un problema operativo: è invece fondamentale misurarsi sul riciclo. Fare economia circolare non è far circolare convegni, ma creare un sistema industriale di impianti ed un mercato che di per sé spinge l’interesse ad alimentare gli impianti: così la raccolta differenziata verrà da sola. Come era un tempo per il cardato pratese, le cartiere lucchesi o il distretto del vetro dell’empolese Valdelsa».

Le urgenze

Per arrivare al 2020 pronti, bisogna cominciare a lavorare oggi: «Abbiamo bisogno oggi di impostare questa politica, con una cabina di regia straordinaria, che velocizzi e faciliti questi passaggi. Trovare gli accordi dentro la Toscana, perché è meglio che i soldi che spendiamo restino nel territorio, e fuori dalla Toscana per evitare possibili criticità. Questa situazione avrà i suoi effetti negativi con incrementi di costi per lo smaltimento finali». E quindi c’è il rischio di un aumento della tariffa? «Bisogna fare accordi per evitare questo rischio», glissa Giannotti.

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