testo tratto da Il Tirreno del 29 giugno 2016

 

 

PIOMBINO Entro fine agosto saranno pubblicati i bandi per la cessione a privati del 60% di RiMateria, in cui confluirà Asiu. I bandi saranno in due blocchi dal 30% ciascuno, così che il pubblico, con il 40%, manterrà comunque le funzioni di strategia e controllo.discarica lucchini

Sarà decisivo anche lo statuto della società, che circoscriva con esattezza le prerogative del privato, che dovrà avere la parte pratico-operativa e stabilisca maggioranze qualificate (il 65%) per le decisioni in assemblea, così che la parte pubblica abbia sempre l’ultima parola. Dopo l’approvazione, da parte del consiglio comunale di Piombino, del piano per RiMateria e discarica di Ischia, il progetto va avanti spedito, pur fra qualche “mal di pancia” di alcune parti politiche che, finché le cose si dicono e basta le approvano, ma quando si fanno diventano un problema. Il nodo politico. Perché a questo punto la questione è squisitamente politica. Il decreto Madia prevede che i Comuni possono mantenere le partecipazioni nelle società solo nel caso che queste trattino argomenti di interesse collettivo. La gestione dei flussi di materia, quella che in molti chiamano “economia circolare” è centrale per Piombino, che ha una larga fetta di territorio coperta da cumuli di rifiuti pericolosi e ha gli impianti ed è importante anche per Campiglia e San Vincenzo, che hanno le cave. Non è tale invece per gli altri tre Comuni che hanno una partecipazione, quindi Suvereto, Sassetta e Castagneto. Le quote al momento sono così suddivise: Piombino 61,8%, Campiglia 20,64%, San Vincenzo 8,64%, Castagneto 8,72%, Suvereto 0,12% e Sassetta 0,08%. È chiaro che Campiglia e San Vincenzo potrebbero scegliere di non entrare ma, dopo l’ingresso di Piombino, si creerebbe un problema politico. Fra l’altro il valore delle quote di RiMateria, rispetto a quelle di Tap, sulla base del piano industriale già approvato dalle banche, raddoppia: era in origine di 4 milioni di euro (tre quarti in mano al pubblico, un quarto della ex Lucchini). L’operazione consentirebbe di assorbire in un colpo solo i debiti di Asiu, destinata a confluire in RiMateria ed esser poi messa in liquidazione, e anche di salvaguardare i 40 posti di lavoro attuali, creando le condizioni per averne altri 50. In ogni caso entro fine agosto ci saranno i bandi con i quali la parte pubblica (che ha il 75,1%) e la ex Lucchini (che ha il 24,9%) cederanno contestualmente il 60% delle quote a privati. Sono già molte le società che hanno manifestato un interesse in questo senso. C’è da capire, in questo contesto, cosa farà Aferpi, che è l’azienda che più di tutte dovrebbe essere interessata a una gestione dei flussi di materia, sia per la produzione di acciaio, che ha scarti importanti, sia per gli altri progetti che prevedono comunque rifiuti da riciclare e da smaltire, come demolizioni e bonifiche. Le bonifiche. Intanto, come una scure, è arrivato il decreto della Regione che ha individuato, dopo anni e anni di sostanziale indifferenza per la bomba ecologica che i piombinesi hanno accanto a casa, i responsabili dell’inquinamento. Sono la Fintecna e la Lucchini che sarebbero chiamate a fare le bonifiche. Difficile capire come si procederà, ma l’impressione è che il decreto serva alla Regione almeno per giustificare la richiesta di danni. In sostanza verrebbero usati i fondi di Invitalia per far sparire almeno i cumuli di rifiuti velenosi che da anni svolazzano nell’aria e inquinano la falda nel sottosuolo, per poi rivalersi su Fintecna e la Lucchini, azienda fallita. In sostanza, in entrambi i casi, pagherebbe comunque lo Stato, cioè i cittadini. Per anni e anni hanno convissuto con il veleno e ora devono frugarsi tasca per rimuoverlo. Sempre che accada, sia chiaro…

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