testo tratto da Il Tirreno del 25 luglio 2018

 

GROSSETO. Un problema che da ieri investe il governatore Enrico Rossi, tutti i prefetti della Toscana, a partire da quello di Grosseto, Cinzia Torraco, ma soprattutto il presidente del Fiora e di Aquaser Emilio Landi. Venerdì scorso, il 20 luglio, il Tar della Lombardia ha emesso una sentenza sui fanghi di depurazione, che avrà conseguenze anche e soprattutto in Toscana e nella nostra provincia.

Emilio Landi presidente del Fiora e di Aquaser

La sentenza riguardava un ricorso di alcuni Comuni lombardi contro un provvedimento della Regione Lombardia in materia di fanghi destinati al recupero in agricoltura. In pratica i giudici hanno cancellato l’indicazione contenuta nella delibera sui limiti di ammissibilità degli idrocarburi nei suoli, per lo spandimento di fanghi o prodotti derivanti dal loro trattamento. Alla luce di questa novità i gestori degli impianti di conferimento lombardi a cui vengono avviati da tempo, tra gli altri, gran parte dei fanghi dei depuratori delle province di Grosseto e Siena, da lunedì 23 luglio hanno cessato l’accettazione di queste risulte.

Solo nell’area coperta da Acquedotto del Fiora se ne producono 15-20 mila tonnellate all’anno e c’era già un certo affanno nello smaltimento. «La situazione per i gestori delle decine di impianti di depurazione – conferma il pisano Giuseppe Sardu, coordinatore di Confeservizi Cispel Toscana – diventa adesso estremamente critica, non disponendo di sbocchi immediati per il recupero e lo smaltimento dei fanghi, stimati (in Toscana) in oltre 10mila tonnellate al mese».«I gestori toscani – spiega Landi, molto preoccupato per questi risvolti – sono impegnati in progetti di investimento per poter disporre nei prossimi anni di un sistema impiantistico adeguato e autosufficiente, ma il provvedimento del Tar della Lombardia rischia di produrre i suoi effetti già dai prossimi giorni, in piena stagione estiva turistica, con rischi per le acque marine.

Noi, per esempio, già eravamo in difficoltà, costretti a rifiutare la depurazione ai campeggi e a calcolare con estrema attenzione gli stoccaggi. Questa novità ha una portata negativa enorme. Non voglio neanche pensarci». Ma cosa c’entrano le acque marine, la loro balneabilità? C’entrano, eccome. Nel caso i gestori non trovassero dove smaltire i fanghi residuali dei depuratori (facciamo l’esempio di quello di San Giovanni, 4.000 tonnellate all’anno di fanghi alle porte della città), verso Marina – andrebbero acque sporche, con effetti immediati sulla balneabilità delle nostre coste. Un rischio da scongiurare in ogni modo.

Al punto che nelle ultime ore sono stati avviati i primi contatti per portare i fanghi addirittura in Polonia. Con costi moltiplicati per la collettività. «Per il conferimento – sono parole di Landi – pagavamo circa 70 euro a tonnellata, adesso andremo a pagarne 300-350».

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