testo tratto da Il Sole 24 Ore del 27 febbraio 2019

È stata la prima azienda pubblica in Italia a ricorrere al concordato preventivo, omologato dal Tribunale nel marzo 2017 quando il bilancio era gravato da 40 milioni di debiti (su 45 milioni di ricavi, i dipendenti erano 300). Ora per l’Aamps di Livorno, municipalizzata dei rifiuti al 100% del Comune, la salvezza è a portata di mano.

I manager che guidano l’azienda dal gennaio 2016, Federico Castelnuovo e Paola Petrone, nominati dal sindaco Filippo Nogarin (M5s), scadranno tra pochi mesi, lasciando in eredità un bilancio 2018 con 1,5 milioni di utile e, soprattutto, col pagamento dei debiti effettuato in anticipo rispetto alle scadenze previste dal piano concordatario: «Al 31 dicembre scorso – spiega il direttore generale Paola Petrone – abbiamo pagato tutti i creditori chirografari, restituendo mediamente l’80% del dovuto, dopo aver saldato 11 milioni di crediti privilegiati. A oggi il 66% del debito è estinto. Ora mancano i 10,5 milioni delle banche, la cui ultima tranche è prevista nel dicembre 2021, poi l’azienda uscirà dal concordato».

Secondo Petrone, manager milanese («il fatto di essere estranea a Livorno ha agevolato»), Aamps è un caso di scuola: «È la prova che anche un’azienda pubblica può essere risanata e può avere una gestione efficiente. Non è facile ma è possibile, se si rispettano i criteri dell’efficienza e dell’economicità. Quando siamo arrivati Aamps, dal punto di vista gestionale, era alla deriva. Abbiamo rivisto i contratti di acquisto, abbiamo esternalizzato alcuni servizi, abbiamo introdotto la cultura del cliente che mancava del tutto. La raccolta differenziata è aumentata dal 37 al 63%. E le tariffe dei rifiuti applicate dal Comune sono diminuite grazie alla ridefinizione del valore del contratto di servizio stretto con noi, sceso da 35,7 milioni all’anno nel triennio 2015-2017 a 33 milioni nel 2018-2019: sarà 30 milioni nel 2020 e 28 nel 2021».

Ora stanno per ripartire gli investimenti: il piano prevede 1 milione di spesa per fare un impianto di selezione della carta (nel 2019) e un biodigestore dell’organico da realizzare in collaborazione con l’azienda dell’acqua Asa (nel 2020).

La “fortuna” di Aamps è stata quella di essere proprietaria di un inceneritore che serve la Costa toscana, in grado di bruciare 80mila tonnellate all’anno: con l’aumento della differenziata a Livorno, nell’inceneritore si è liberato spazio (circa 40mila tonnellate) che Aamps ora vende sul mercato a 110 euro a tonnellata: introiti preziosi per un risanamento che si avvia al traguardo.

Silvia Pieraccini

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