testo tratto da Il Sole 24 Ore del 28 aprile 2017

Il 2016 avrebbe dovuto essere l’anno della ripresa per il comparto dell’edilizia e dei lavori pubblici. I dati relativi alla produzione di calcestruzzo e le previsioni per l’anno in corso rivelano però che per la filiera delle costruzioni le difficoltà non sono ancora alle spalle e la ripartenza del settore, dove c’è, sta investendo solo ambiti marginali, come la riqualificazione del patrimonio abitativo esistente.
I produttori di calcestruzzo associati da Atecap archiviano il decimo anno consecutivo di calo: -7,8% il risultato a fine anno, per un totale di 23,257 milioni di mc prodotti (2 milioni persi). Nell’ultimo triennio l’intensità della caduta anno su anno si è attenuata (-10,1% nel 2015, -11,5% nel 2014), ma il gap accumulato in 4 anni, quando si producevano quasi 40 milioni di calcestruzzo, è stato del 41,6% (-70% in 10 anni). Le previsioni per l’anno in corso improntate alla cautela: la caduta dovrebbe arrestarsi, a -3% (a fronte di un +0,8% in termini reali atteso da Ance).

Impianto Conglomerati Cementizi

«Dopo 10 anni di calo ininterrotto dei volumi – spiega il presidente di Atecap Andrea Bolondi – il comparto è logoro, con una struttura produttiva sovradimensionata. Grandi attese per il 2017 provengono dall’aumento delle risorse per le opere pubbliche nella legge di Bilancio, ma affinché si concretizzino occorre il verificarsi di determinate condizioni, due su tutte: portare a termine il percorso attuativo della riforma del codice appalti e passare alla fase attuativa degli interventi di Casa Italia».

 
Il timore è vedere nuovamente frustrate le speranze, come già avvenuto l’anno scorso, quando l’aumento dei bandi di gara registrato alla fine del 2015 e le misure contenute nella legge di stabilità per il 2016 autorizzavano a immaginare l’inizio di una nuova stagione dell’industria delle costruzioni. Hanno giocato un ruolo cruciale in questa situazione l’incertezza nell’avvio dei programmi infrastrutturali del Governo e lo scenario più generale di modesta crescita: il 2016, spiega Atecap, è stato caratterizzato da un atteggiamento attendista delle stazioni appaltanti, dovuto in gran parte alla definizione del corpo normativo relativo al nuovo codice degli appalti. Dopo 10 anni di crisi il settore del calcestruzzo è costretto a relazionarsi con un contesto di mercato ridotto dal lato della domanda e invariato dal lato dell’offerta. Il dettaglio trimestrale evidenzia nel 2016 una battuta d’arresto della produzione già nei primi tre mesi, con un -19,6% rispetto al trimestre precedente. Il recupero nel secondo trimestre (+23,5%) non è stato sufficiente: nella terza e quarta frazione il trend congiunturale è rimasto negativo, con un calo dello 0,2% e del 3,2%.

 
Negli ultimi 5 anni il numero delle imprese è calato dell’11,1% (da 1.350 a 1.200), gli impianti di betonaggio del 19,2%, mentre l’occupazione è scesa del 4,9% su base annua. In calo pure la produzione media per impianto. L’elevata frammentazione del comparto e le difficoltà diffuse a livello europeo (con l’eccezione della Turchia, nuovo attore emergente) non sono elementi che confortano per il futuro: nonostante le previsioni moderatamente positive dei costruttori, per la filiera del calcestruzzo le difficoltà potrebbero durare, secondo gli scenari più negativi, anche fino al 2019: l’eventuale ripresa dell’economia italiana, nel giudizio di Atecap, non coinvolge pienamente il settore delle costruzioni e dunque il comparto del calcestruzzo preconfezionato, rafforzando le analisi per le quali le prospettive di investimento future riguardano più il mercato del recupero, della manutenzione e della riqualificazione piuttosto che interessare gli investimenti in nuove abitazioni e le costruzioni non residenziali.

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