testo tratto da e-gazette del 04 settembre 2018

 

Roma “Le imprese che si occupano di riciclo e recupero dei rifiuti stanno affrontando una crisi senza precedenti. Parliamo di imprese che fanno economia circolare, ma che sono in crisi perché non riescono a collocare lo scarto non riciclabile originato dalle loro attività”. Lo si legge in una nota Cisambiente, che fa capo a Confindustria.

 

Secondo Ispra, ricordano gli industriali, “il Paese produce 165 milioni di tonnellate di rifiuti. Di questi, circa 20 milioni di tonnellate sono conferiti in discarica. I restanti 145 milioni devono essere riciclati, laddove possibile, o recuperati sotto forma di energia”. Oggi, continua la nota, “lo facciamo, ma non basta. I costi per lo smaltimento dei rifiuti stanno diventando insostenibili (in alcune realtà sono più che raddoppiati negli ultimi 2 anni) e gli spazi si stanno esaurendo”.

L’associazione parla di “barriere (non tecnologiche) all’economia circolare create dalle “incertezze, le carenze e le restrizioni della normativa” e dall’atteggiamento “spesso pregiudizievole nei confronti dell’industria”. Per Confindustria, quindi, “le resistenze alla realizzazione degli impianti industriali per il riciclo e il recupero di energia dai rifiuti sono i problemi da affrontare con urgenza”.

Anche perché, sottolineano gli industriali, “Paesi verso i quali abbiamo fatto affidamento per anni per smaltire, a pagamento, quella parte di rifiuti non recuperabili per le nostre carenze infrastrutturali non sono più disposti a farsi carico delle nostre esigenze, dovendo dare preferenza alle loro necessità”.

L’associazione evidenzia dunque come, “pur coltivando l’ambizione di far parte di un’economia circolare virtuosa e potendo contare su un sistema che va decisamente in questa direzione, manca ancora una programmazione coerente”.

Il Governo, ricorda Confindustria, ha approvato una strategia nazionale sull’economia circolare, e sono state già pubblicate le direttive rifiuti facenti parte della strategia europea sull’economia circolare, le cui parole d’ordine sono chiusura dei cicli con recupero e riciclo dei rifiuti.

Tuttavia, “nessuno – Stato, Regioni, Comuni – si sente ancora responsabilizzato per trovare uno sbocco al flusso degli scarti dal riciclo dei rifiuti e per i rifiuti industriali”. Il recupero degli scarti dalle attività di recupero e riciclo e dei rifiuti industriali “deve essere programmato e progettato a livello territoriale da Regioni e Province e richiede impianti e strutture”, altrimenti, evidenziano gli industriali, “l’economia circolare resterà un argomento di convegni e seminari, senza produrre sviluppo e tutela dell’ambiente”.

Cisambiente – Confindustria, conclude la nota, “non rimane insensibile al tema, incorporando in essa, proprio quelle imprese che curano il recupero dei residui in carta (Unirima) e in vetro (Univetro), e che si occupano della successiva collocazione sul mercato”.

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