testo tratto da Il Tirreno del 28 marzo 2018

di Cristiano Lo Zito

In una città alle prese con una crisi pesante e infinita, dove pure s’insinua una sempre più convinta coscienza ambientalista, capace ad esempio di bocciare in anticipo qualsiasi ipotesi di ritorno all’altoforno, la vicenda Rimateria poteva definitivamente spaccare Piombino.

Se ciò fin qui non è avvenuto è dovuto all’alto grado di civiltà delle parti in campo, in un dibattito non semplice quando si parla del lavoro di 46 persone oltre che della salute e della qualità della vita di un quartiere.Se sul tema della discarica, a un anno dalle elezioni, sono stati evidenti i tentativi di strumentalizzazione politica al traino di troppe semplificazioni, specie nella discussioni sui gruppi social, il clima si sta oggettivamente rasserenando.«Uscire dalla trappola del web è già una conquista», ha scritto su fb una lavoratrice di Rimateria, riferendosi al faccia a faccia ormai quotidiano dei lavoratori con le persone che sono comunque convinte della necessità di fermare almeno a tempo la discarica.

Un confronto vero che ha evitato di radicalizzare le posizioni, come avviene nelle discussioni on line, consentendo di individuare un obiettivo comune: quello di vivere e lavorare in un ambiente sano.Sembra questa la forza dei lavoratori di Rimateria, la ricerca del dialogo, anche con chi non è d’accordo con loro, costruendo occasioni di confronto continue, al presidio di Ischia e in città.

Il tentativo di quei 46 lavoratori, convinti che la loro azienda è indispensabile al risanamento di un pezzo di territorio, è di dimostrare che uscire dall’eterno conflitto piombinese tra lavoro e ambiente, forse, si può.

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