testo tratto da Il Sole 24 Ore del 14 agosto 2018

La plastica? Anche. Ma ciò che inquina i nostri mari, che avvelena i pesci, che contamina le spiagge e che intossica le acque è il grande nemico numero uno, l’inquinamento delle fogne non depurate, dei liquami rovesciati a tonnellate-al-secondo nelle acque. Secondo la Goletta Verde della Legambiente è inquinata la metà (il 48%) delle acque a rischio. Ma una sentenza del Tar Lombardia sta fermando l’attività di quei depuratori che funzionano e rischia di far aumentare la quantità di schifezze portate nel mare dai fiumi. A spese delle bollette dell’acqua pagate dai cittadini.

 

Cominciata il 22 giugno in Liguria, è finita ieri a Trieste la campagna estiva della Goletta Verde della Legambiente. Appena il 52% delle 261 acque prelevate in aree a rischio, come foci e porti, è nei limiti di legge; invece il 48% è fortemente inquinato (39%) e inquinato (9%) per la maladepurazione.
Spenti, rotti, gestiti male, progettati male, incompleti o troppo spesso del inesistenti: i depuratori mancano soprattutto in quel Mezzogiorno che dice di voler puntare sul turismo. Non a caso l’Unione europea in giugno ha emesso due condanne e avviato una terza procedura dinfrazione contro l’Italia che depura troppo poco. E là dove depura, come in Lombardia, in Toscana o in Emilia-Romagna, l’Italia sta facendo fermare gli impianti di depurazione.

Una sentenza del Tar della Lombardia (terza sezione, presidente Ugo Di Benedetto, pubblicata il 20 luglio) ha accolto le opposizioni nimby di 51 Comuni lombardi e sta paralizzando il riutilizzo dei fanghi prodotti dai depuratori come concime per fertilizzare i campi.
Più si filtra l’acqua sporca delle fogne e dei fiumi, più pulita è l’acqua che scorre verso il mare, e maggiore è la quantità di residui fermati dal depuratore. Il letame filtrato e bloccato viene abitualmente usato come concime nei terreni coltivati. Ma il Tar Lombardia ha detto che il letame prodotto dai depuratori per poter essere riutilizzato nei campi va considerato non come fertilizzante (il cui contenuto di nutrienti è alto) bensì come terreno contaminato (che non deve contenere composti) e così i giudici hanno abbassato di 200 volte il limite dei composti di carbonio e idrogeno.

Ciò sta paralizzando l’attività dei depuratori in tutta Italia perché, se non riutilizzato come concime, il letame che i depuratori tolgono dalle acque sporche va gettato nelle discariche che l’Europa dice di chiudere oppure deve essere bruciato negli inceneritori. I prezzi dello smaltimento ancora una volta salgono e il rincaro subito dai bilanci dei depuratori sarà pagato dai cittadini attraverso le tariffe dell’acqua.
Si stima che in Italia i depuratori producano 5 milioni di tonnellate di letame, di cui quasi 1 milione di tonnellate usato in Lombardia, soprattutto nelle province di Pavia e Lodi. Senza destinazione in Lombardia circa 3mila tonnellate di letame a settimana, mentre in Toscana il presidente della Regione Enrico Rossi, per salvare dai liquami le acque dell’Arno e del Tirreno ha dovuto emanare un’ordinanza urgente.

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