testo tratto da Corriere del Mezzogiorno del 20 febbraio 2018

 

Eppure basterebbe che la Campania si dotasse di un impianto per smaltire i rifiuti speciali, uno solo. Sarebbe più che sufficiente a evitare le costose esportazioni dei fanghi di depurazione fuori regione (ma anche dei rifiuti ospedalieri, delle ceneri di termovalorizzazione e tanto altro).

 

Comunque la si pensi sui video di Fanpage e sull’inchiesta della Procura di Napoli, la mancanza di un impianto a norma favorisce gli affaristi dei rifiuti speciali pagati a peso doro. È ciò che ripetono da anni i Medici per l’Ambiente che sbandierano i dati ufficiali dell’Ispra (L’Istituto superiore per la protezione e ricerca ambientale).

I dati Ispra

Nella tabella «quantità di rifiuti speciali smaltite in discarica per regione e tipologia» sapete qual è la quantità della Campania? Zero assoluto. Uno potrebbe pensare: meglio così, non abbiamo discariche per smaltire rifiuti speciali e/o rifiuti pericolosi, ergo abbiamo un ambiente migliore. Sbagliato. Si tratta solo di una pericolosa illusione, per anni coltivata trasversalmente da tutte le forze politiche che si sono succedute al vertice degli enti locali: i campani non vogliono impianti sul loro territorio? E noi non li realizziamo.

«È ciò che accade da oltre trentanni in Campania spiega l’oncologo Antonio Marfella, presidente dei Medici per l’ambiente dagli anni novanta restiamo l’unica regione d’Europa a non essere dotata di impianti a norma per il corretto smaltimento di qualunque tipo di rifiuti speciale, industriale e tossico, a cominciare dai rifiuti ospedalieri compresi quelli radioattivi».

Senza traccia

Eppure la Campania produce ben 6,6 milioni di tonnellate l’anno di rifiuti speciali, mentre si calcola che altri 3 milioni vengano prodotti in regime di evasione fiscale. Che fine fanno? E proprio questa la domanda da un milione di dollari: dove vanno a finire? Quando va bene in teoria fuori regione a costi esorbitanti. In pratica, le tracce dei rifiuti speciali si perdono facilmente.

E quindi c’è poco da meravigliarsi se poi nel giro di «bolle di consegna» i rifiuti speciali anziché finire in discariche di altre regioni vengano smaltiti, magari nei Regi Lagni (come si vede in uno dei filmati della videoinchiesta) e da lì direttamente in mare.

Si dirà: ma come, nell’era dei controlli satellitari, delle scatole nere che si possono installare a bordo di un camion per seguirne il percorso, come è possibile che si perdano le tracce dei rifiuti speciali? Possibile, possibilissimo, perché la legge che impone la tracciabilità dei rifiuti attraverso il sistema «Sistri» non è ancora concretamente operativa. Per meglio dire, esiste, ma di proroga in proroga, anche quest’anno e per tutto il 2018, le aziende incaricate del trasporto di rifiuti speciali potranno farlo ancora utilizzando il tradizionale sistema dell’autodichiarazione.

Ennesima proroga

Con la legge di bilancio 2018 è infatti arrivata la proroga, al 2019, per la piena entrata in vigore del Sistri per la tracciabilità dei rifiuti pericolosi. Il rinvio ufficialmente si è reso necessario per dare maggiore certezza alle imprese del settore, in attesa della decisione del Tar sul ricorso presentato contro l’affidamento in concessione del servizio. In particolare, viene prorogato di un altro anno sia il doppio binario, il periodo in cui continuano ad applicarsi gli adempimenti e gli obblighi relativi alla gestione dei rifiuti antecedenti alla disciplina del Sistri.

In questo groviglio di ritardi, burocrazia, inefficienza politica, è facilissimo per faccendieri senza scrupoli inserirsi nell’«ultimo miglio» dello smaltimento, abbattere i costi e moltiplicare i guadagni, abbandonando i rifiuti speciali (compresi quelli pericolosi) nella stessa Campania dalla quale dovevano essere allontanati.

Cambio di rotta

Che fare? I Medici per l’Ambiente non hanno dubbi: occorre la tracciabilità cerca di tutte le tipologie di rifiuto speciale, la realizzazione di impianti controllati e a norma per il loro trattamento nella nostra regione; la lotta alle imprese che producono in nero e che non possono che liberarsi dei rifiuti industriali o facendoli interrare o attraverso i roghi.

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