testo tratto da greenreport.it del 02 agosto 2018

Nonostante sia passato più di un quarto di secolo dalla messa al bando dell’amianto in Italia (con la Legge n. 257, del 27 marzo 1992), si stima che nel nostro Paese siano presenti ancora dalle 32 alle 40 milioni di tonnellate d’amianto da bonificare, con una stima di 6mila morti l’anno causate da malattie asbesto correlate. Oltre 55mila persone hanno firmato su Change.org la petizione #BastaAmianto per chiedere che venga ripristinato uno strumento che già in passato si è dimostrato assai utile alla causa, ovvero legare un extra-incentivo per la bonifica della copertura di eternit sui tetti agli incentivi dedicati a chi produce energia pulita attraverso l’installazione di impianti fotovoltaici: prima che venisse soppresso l’incentivo sono stati bonificati in Italia oltre 20 milioni di metri quadri di coperture d’amianto in meno di due anni, realizzando centrali fotovoltaiche diffuse per più di 2.000 MW di potenza.

La richiesta è arrivata ieri forte e chiara a Montecitorio, dove i primi promotori dell’iniziativa lanciata su Change.org dall’ecologista Annalisa Corrado – la deputata LeU Rossella Muroni, il presidente di Legambiente Stefano Ciafani, Giuseppe Civati di Possibile, il vicepresidente del Kyoto Club Francesco Ferrante e il direttore scientifico e Gianni Silvestrini, il presidente del Coordinamento Free Giovanni Battista Zorzoli – hanno consegnato simbolicamente le firme a Montecitorio, alla presenza del ministro dell’Ambiente Sergio Costa, del deputato LeU Luca Pastorino, della segretaria di Possibile Beatrice Brignone e del presidente della commissione Industria del Senato Gianni Girotto (M5S).

«Sostituire tetti con pannelli fotovoltaici ha la doppia valenza di ridurre la contaminazione da amianto e sviluppare una coscienza e una sensibilità verso le energie rinnovabili. Su questo quindi – ha commentato il ministro Costa – ci sarà il nostro impegno». Secondo i promotori la via più diretta per il ripristino di questo incentivo sarebbe inserirlo, per tutte le taglie di impianti fotovoltaici, nel nuovo decreto di incentivazione delle fonti rinnovabili elettriche (Fer), che – dopo lunga attesa – dovrebbe arrivare in settembre: il ministro e il presidente della commissione Industria del Senato hanno sembrato concordare, annunciando «che l’extra-incentivo verrà ripristinato nel decreto rinnovabili», sottolineano i promotori.

Un impegno sicuramente positivo, anche se da solo – come ha spiegato il ministro – non basterebbe. Come sappiamo da tempo, secondo lo stesso ministero dell’Ambiente uno dei «principali problemi» a frenare la bonifica dell’amianto «è che mancano le discariche» dove smaltire in sicurezza i rifiuti che appunto derivano dalla bonifica: «A volte i monitoraggi non vengono effettuati perché poi nasce il problema di dove poter smaltire l’amianto», sottolineava ormai un anno fa Laura D’Aprile del Mattm in un convegno organizzato dal M5S proprio alla Camera. Da allora però la situazione è andata tutt’altro che migliorando. Anno dopo anno non solo non vengono realizzate le discariche necessarie e il poco amianto bonificato viene spedito all’estero per essere gestito (soprattutto in Germania), ma addirittura gli impianti presenti diminuiscono sotto le pressioni di comitati “ambientalisti” e di cittadini spaventati più dalle discariche necessarie per gestire in sicurezza il problema amianto che dell’amianto già presente – decisamente non in sicurezza – sul territorio. Un paradosso cui finalmente il ministro dell’Ambiente sembra adesso voler mettere mano.

«La cabina di regia sull’amianto valuterà anche il tema, altrettanto importante – ha infatti precisato Costa accogliendo le 55mila firme –, dello smaltimento. L’Italia ha un enorme deficit su questo e camion carichi di amianto percorrono il Paese per trovare discariche al nord o all’estero. Serve una riflessione profonda che tenga conto anche delle più moderne tecnologie inerenti l’inertizzazione e la messa in sicurezza». Un primo passo in tal senso è stato già compiuto in uno studio congiunto Legambiente-Cnr: «Il livello di industrializzazione di alcune tecnologie è oggi in grado di affrontare questa problematica in maniera tecnicamente soddisfacente», ma al contempo «attualmente, tutte queste tecnologie sono più costose rispetto al collocamento in discarica: questo potrebbe essere considerato il motivo principale del basso livello di diffusione di questi processi». Non resta che affidarsi al buon senso, se ne è rimasto.

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