testo tratto da Il Tirreno dell’11 ottobre 2018

PIOMBINO
Cinquanta milioni certo non basteranno a rimuovere tutti i cumuli di rifiuti industriali, ma intanto un po’ di quei soldi, stanziati dal ministero dell’Ambiente nella precedente legislatura per le bonifiche e fermi dal 2015 in Invitalia, potrebbero essere usati nell’avvio della rimozione dei 36 ettari di rifiuti messi sotto sequestro dalla Finanza.

È la tesi di Legambiente, che parla di stime intorno ai 300 milioni per le bonifiche, e fa appello alle istituzioni (e ai 5 Stelle visto che il ministro dell’Ambiente, Sergio Costa, è espressione del Movimento) perché venga formalizzata questa richiesta.Legambiente dunque esprime «apprezzamento per le aperture al dialogo di Spirito Libero e del Comitato di salute pubblica», ma sostiene anche «che le dichiarazioni alla stampa non bastano». E ricorda di aver sollecitato «da anni l’avvio delle bonifiche, partendo dalla rimozione dei cumuli, individuata dai vari enti come precondizione per procedere alla messa in sicurezza dell’area industriale».

«L’allora sottosegretaria Silvia Velo – prosegue Legambiente – diceva che per finanziare la rimozione dei cumuli si poteva attingere dai 50 milioni stanziati dal Governo per le bonifiche di aree pubbliche, solo che dovremo aspettare la revisione dello studio di fattibilità di Invitalia, il completamento del layout produttivo, in cui si verificherà quante spese saranno coperte dal privato, allora le risorse residue potranno essere riprogrammate per la rimozione dei cumuli, con una decisione che potrà essere valutata nell’ambito del Comitato di Indirizzo dell’Accordo di Programma. Cioè campa cavallo…».Inoltre Legambiente sottolinea che «l’incarico di commissario delle bonifiche al presidente della Regione Enrico Rossi è decaduto da giugno, la funzionaria sub commissario, Roberta Macii, che poteva seguire localmente l’andamento delle bonifiche, fa un altro lavoro e non è più su questo territorio, non c’è più un assessore all’ambiente nel Comune di Piombino», dopo le dimissioni di Marco Chiarei.

Tutto ciò per l’associazione è il sintomo «dell’abbandono di una direzione locale e della completa delega a Invitalia».«Ma il ministero dell’Ambiente ha in mano le funzioni decisive – dice Legambiente – se volesse potrebbe intanto urgentemente destinare qualche milione per cominciare a togliere i cumuli dalla zona dei 36 ettari sequestrati dalla Guardia di Finanza, in attesa, speriamo breve, che siano disponibili i finanziamenti per gli altri cumuli presenti nelle altre aree demaniali. Questo ministero è diretto dai 5 stelle e quindi dimostrino che veramente sono capaci di imprimere una svolta, oltre che partecipare alle proteste». «Gli enti locali si dotino di personale e possibili funzioni di direzione e indirizzo verso Invitalia – è la conclusione – e sblocchino le bonifiche, perché è uno scandalo che dopo tanti anni che ci sono i soldi stanziati non si riesca ancora a capire da dove iniziare».

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