testo tratto da La Repubblica del 30 ottobre 2017

 

OGNI volta che si eseguono lavori di ristrutturazione di un edificio o di un complesso industriale costruiti prima degli anni Novanta è facile trovarlo. Così come nelle tubature, negli isolamenti delle caldaie, lungo le massicciate ferroviarie, negli impianti idrici. Ecco perché in Lombardia i siti contenenti amianto censiti sono in continuo aumento, a fronte di bonifiche e smaltimenti che crescono a ritmo insufficiente.

 

Dall’ultima rilevazione regionale che fa il punto sullo stato di attuazione del Pral (il Piano regionale amianto Lombardia), il minerale killer si trova ancora in 204.988 luoghi, oltre 5mila in più rispetto al 2016: di questi, il 12 per cento è di tipo pubblico e l’88 per cento di tipo privato.

Oltre 4,9 milioni di metri cubi di materiali ancora da bonificare contro i 4,4 dello scorso anno. Una piaga che pesa il 35 per cento del totale nazionale, con il sito di Broni in provincia di Pavia che è il secondo tra i 34 più a rischio del Paese. A quasi 12 anni dalla nascita del Pral (in vigore dal 2006) che si è posto come obiettivi principali il censimento dei siticontaminati e la relativa bonifica per arrivare ad una Lombardia amianto-free entro una decina d’anni, il traguardo è ancora molto lontano. La denuncia arriva da Cgil, Cisl e Uil: la Lombardia sta adottando diverse misure, ma serve di più, con un coordinamento anche a livello nazionale. Tanto più che qui l’amianto uccide ancora 450 persone l’anno per mesotelioma.

Per l’assessore regionale al Welfare Giulio Gallera «il 97 per cento dei siti censiti è in matrice compatta, non provoca cioè problemi di carattere sanitario ». Sì perché l’amianto, nei nostri edifici, può essere presente in due tipologie: a matrice compatta, appunto, che non richiede l’obbligo di bonifica proprio perché non nocivo per la salute ma per il quale vige comunque il dovere di censimento, e a matrice friabile, molto pericoloso. L’amianto a matrice compatta, però, nel tempo, deteriorandosi, può liberare le fibre killer: per questo è obbligatorio censirlo.

Dal 2000 la regione ha attivato il Centro operativo regionale (Cor) del Policlinico che mira all’identificazione di tutti i casi di mesotelioma. Dalla sua istituzione, spiega Gallera, «i casi sospetti segnalati sono stati 10.423, dei quali 4.405 sono risultati essere maligni. Ma questa patologia resta latente anche per 40 anni, per questo si ritiene che tra 10-15 anni potremmo avere un picco. Saremo in prima linea per affrontarlo».

Come schiodarsi dunque da una situazione che non migliora come dovrebbe? Gli aspetti su cui concentrarsi, spiega il segretario regionale Cisl Lombardia Pierluigi Rancati, sono principalmente tre: sul censimento che oggi è volontario (il privato fa una denuncia), sulle bonifiche e sullo smaltimento, sulla ricerca scientifica.

«Per quanto riguarda lo smaltimento siamo in difficoltà: in Lombardia abbiamo un’unica discarica a Montichiari, il resto lo mandiamo in Svizzera e in Germania ».

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