testo tratto da Il Sole 24 Ore del I° marzo 2018

 

L’economia circolare? Pinzillacchere. Il riciclo dei materiali? Corbellerie. La riduzione dei rifiuti?Amenità.

 

Un bisticcio trevisano sulla sperimentazione del riciclo dei pannolini finanziata dall’Europa ha scatenato una reazione assai più vasta. Il bisticcio ha sciolto la catena a una sentenza del Consiglio di Stato pubblicata ieri che rischia di fermare la strada maestra dell’ambiente, di fare spegnere impianti di riciclo, di fare sfumare le autorizzazioni, di minacciare le aziende che ricuperano gli scarti e di raggelare gli investimenti e le sperimentazioni.
Dice la sentenza: lo strumento di derivazione comunitaria denominato “end of waste” — che fa uscire dal regime severissimo dei rifiuti i materiali dopo adeguate operazioni di ricupero per poterli riutilizzare — può essere fatto valere solamente se ci sono regolamenti europei o decreti nazionali applicativi.

Tutti gli altri materiali di scarto non ricompresi in regolamenti Ue o in decreti nazionali resteranno per l’eternità rifiuti con le loro strettissime norme, anche se sono prodotti con un valore commerciale. Così per il Consiglio di Stato il ricupero secondo i criteri europei si riduce a un pugno di regolamenti Ue dedicati a settori specialistici, resta circoscritto ai rifiuti usati come combustibili alternativi nelle cementerie e si limita a una sparuta pattuglia di residui considerati da un decreto del 5 febbraio del ’98, il ministro dell’Ambiente che lo emanò era Edo Ronchi e nelle tasche degli italiani tintinnavano le monete da cento lire.

Tutto il resto del mondo del riciclo che si basa sui principi dell’economia circolare “end of waste” è fuori regola. Tra cui l’impianto per riciclare i pannolini.

Pampers da ricuperare. Da decenni i pannolini per bambini sono un problema nella gestione dei rifiuti. Dopo l’uso, l’involto del pannolino contiene materiali come plastica e cellulosa ma soprattutto racchiude miasmi batteriologici difficili da destinare al riciclo. Questi involti fastidiosi gonfiano del 3% i rifiuti solidi urbani e pesano per 900mila tonnellate l’anno che oggi vengoo mandate a stagionare in discarica (77%) o a bruciare negli inceneritori (23%). Il problema pareva risolto quando una delle più efficienti aziende di gestione dei rifiuti, la Contarina di Treviso che ha anche appena vinto il premio di Althesys Top Utility come migliore aziende di servizi pubblici locali dell’anno, si è alleata con Procter & Gamble e Angelini (Pampers, Tampax, Lines e altri marchi) per costruire un impianto di riciclo a Spresiano.

L’idea così innovativa è stata finanziata con entusiasmo dall’Unione europea per farne un modello da copiare ed estendere a tutti i Paesi.

Disputa fra giudici. Quando si è trattato di far autorizzare l’impianto sperimentale di Spresiano, l’azienda di nettezza urbana Contarina ha proposto di seguire la direttiva europea “end of waste” (quando sono riciclati, i materiali dei pannolini escono dal regime dei rifiuti), al contrario la Regione del Veneto ha preferito mantenere nella classificazione classica dei rifiuti il risultato ottenuto da quegli involti ripugnanti. Per dirimere il dubbio, Regione e utility sono andate al Tar Veneto.

I giudici di Palazzo Gussoni (Venezia, sestiere di Cannaregio) hanno dato ragione alla società Contarina (i pannolini quando entrano nel riciclo non sono più rifiuti bensì “end of waste”).

Il Veneto ha protestato e si è appellato a Roma al Consiglio di Stato. E qui la sentenza dei magistrati d’appello. Hanno detto: esce dalle regole severe sui rifiuti solamente ciò che ha una normativa specifica. Cioè pochissimi materiali.

La firma in calce. Il Consiglio di Stato così riserva solamente all’Europa o allo Stato il criterio «end of waste». Quando scadranno, molte Province e molte Regioni non rinnoveranno le autorizzazioni che si basano sui criteri europei .
E i funzionari si guarderanno bene dal firmare qualsiasi atto che ne parla, finché non arriverà una normativa che recepisca in Italia i criteri europei sul riciclo.

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