testo tratto da Il Sole 24 Ore del 25 aprile 2019


Una misura così in Toscana non era mai stata presa, e dà la misura della gravità del problema: il prefetto di Firenze, Laura Lega, ha annunciato pochi giorni fa il censimento dei capannoni sfitti nel territorio provinciale, centinaia di immobili che potrebbero rappresentare una risorsa per le organizzazioni criminali dedite allo smaltimento illegale dei rifiuti industriali.


L’allarme è suonato da tempo: le forze dell’ordine hanno in più occasioni scoperto capannoni abbandonati pieni di scarti e residui di lavorazioni industriali, tra cui ritagli di pellame. Ma la mossa del Governo sottintende il sospetto di azioni più ampie, più coordinate e più gravi.
L’operazione s’intreccia e, per molti versi, si alimenta con la carenza di impianti di smaltimento dei rifiuti industriali sul territorio toscano, lamentata con toni forti negli ultimi tempi dalle imprese, in particolare da quelle cartarie, tessili, lapidee e della pelle. La goccia che ha fatto traboccare il vaso della pazienza imprenditoriale è stato laumento, scattato il 1° gennaio 2019, della tassa regionale per smaltire gli scarti di lavorazione in discarica o in inceneritori che non producono energia (la cosiddetta ecotassa), dettata dalla necessità di incentivare il recupero dei rifiuti industriali e dell’enegia. «Ma dove recuperiamo se gli impianti non ci sono»?, accusano le imprese. La Regione Toscana ora prova a dare risposte con una proposta di legge presentata dal governatore Enrico Rossi che prevede la nascita di un fondo regionale – alimentato dal 20% del gettito dell’ecotassa e dall’addizionale pagata da quei Comuni che non raggiungono gli obiettivi di raccolta differenziata all’interno di Ambiti anch’essi inadempienti – che servirà a incentivare la realizzazione di impianti (privati) di prossimità, come richiesto dall’Unione europea, per recuperare gli scarti industriali.

La programmazione di questi impianti sarà fatta dai tavoli tecnici tematici imprese-Regione che sono già partiti nei mesi scorsi (per il tessile, carta, lapideo) ma che ora, proprio attraverso questa legge, vengono istituzionalizzati. Il nodo principale da sciogliere riguarda però il rilascio delle autorizzazioni per costruire gli impianti. «L’invito della Regione ai privati ad attivarsi in autonomia rischia di scontrarsi con lo scenario reale – afferma Confindustria Toscana nord, l’associazione più battagliera su questo tema – il cuore della questione non sono le risorse finanziarie, ma le resistenze sulla realizzazione degli impianti, sulla localizzazione,e sull’ottenimento delle relative autorizzazioni. Questo ci preoccupa». Per gli industriali è comunque positivo il fatto che una quota dell’ecotassa rifiuti venga destinata alla realizzazione di impianti che consentano il recupero di materia ed energia: «Vogliamo interpretare questo atto della Regione come il riconoscimento della sussistenza di un problema che riteniamo prioritario»

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