testo tratto da Il Tirreno del 30 maggio 2017

 


Chissà se i nostri nipoti vedranno l’area dell’ex fabbrica di Piombino bonificata. A sentire cosa hanno dichiarato alla commissione parlamentare d’inchiesta della Camera sui rifiuti l’amministratore delegato di Invitalia Domenico Arcuri e il direttore dell’area competitività e territori, Giovanni Portaluri, forse non ci riusciranno neppure loro. Invitalia, del resto, è la società che si sta occupando proprio dei bandi per bonificare l’area e, alla domanda del presidente Alessandro Bratti (parlamentare Pd) che riportava un articolo del sito specializzato “Greenreport” che aveva calcolato in 57 anni i tempi per le bonifiche, il direttore Portaluri ha risposto: «Si tratta di una stima ottimistica».

 

Nella stessa audizione, fra l’altro, i due dirigenti di Invitalia hanno parlato anche del bando da 20 milioni legato all’accordo di programma e all’insediamento di nuove attività produttive a Piombino, confermando che Piombino Logistics, che era arrivata prima (e in ballo c’erano 53 posti di lavoro) ha deciso di rinunciare all’intervento.

Le bonifiche.

A parlare della complessità dei tempi è Giovanni Portaluri, direttore dell’area competitività e territori di Invitalia. «Stiamo intervenendo per il risanamento delle aree contaminate pubbliche del sito di interesse nazionale di Piombino. Anche se su alcune aree che sono di competenza dello stabilimento ex Lucchini dovrebbe intervenire esclusivamente Aferpi. Le aree pubbliche e alcune delle aree date a suo tempo in concessione a Lucchini invece sono interessate dal programma di bonifica. Per questo abbiamo fatto prima uno studio di fattibilità, poi, a seguito di una serie di accordi di programma, è stato individuato come soggetto attuatore la regione Toscana, che ha ritenuto di proseguire la collaborazione nell’intesa istituzionale con i due ministeri e ha incardinato in questa attività Invitalia. Lo ha potuto fare perché Invitalia, tra le altre cose, è centrale di committenza ai sensi del Codice degli appalti. Quello che stiamo facendo in questo momento quindi è per il lato bonifiche le attività di gara: una è per la progettazione definitiva esecutiva, l’altra per la necessaria verifica della progettazione, perché è un progetto di gran lunga superiore ai 20 milioni di euro, e poi un’attività di indagine, che dovrebbe svolgersi in parallelo».

 

Chiede un membro della commissione: «Si parla di 50 milioni per le bonifiche, vi sono arrivati questi soldi?»

E Portaluri: « Le do una ricostruzione della tempistica. Quando è stato finanziato, l’intervento era sulla base di uno studio di fattibilità, quindi per tutta la disciplina ambientale, il vero problema si pone nelle prescrizioni e nelle approvazioni, nei pareri che devono essere dati prima dell’affidamento a gara della progettazione. La consecutio da Codice degli appalti prevede studio di fattibilità, progetto preliminare, progetto definitivo ed esecutivo. Nel caso in questione l’ultimo parere utile è stato rilasciato il 7 dicembre 2016 dal Ministero dell’ambiente e da tutti gli altri enti competenti che hanno detto che su queste basi si può procedere con la gara per la progettazione. Nel fare questo hanno dato delle prescrizioni ulteriori, che hanno richiesto l’integrazione della documentazione che era stata a suo tempo predisposta, e il 19 gennaio 2017 noi abbiamo adempiuto a queste ulteriori integrazioni rispetto alla richiesta del 7 dicembre, la regione Toscana ci ha detto “procedete” e abbiamo pubblicato la gara per la progettazione, la verifica e le attività di indagine. Avremmo potuto fare prima la gara per le indagini e attendere il risultato delle indagini e poi bandire la gara per la progettazione definitiva ed esecutiva dell’intervento, ma capite bene che questa sarebbe stata una tempistica incompatibile con le ragioni di urgenza che i cittadini e gli operatori economici di Piombino immaginavano. All’esito di questo processo (mi auguro senza ulteriori perdite di tempo) il progetto dovrà essere approvato da una conferenza di servizi ultimativa da parte del Ministero dell’ambiente e degli enti competenti e procederemo con la gara per l’affidamento dei lavori».

 

E poi la domanda del presidente Bratti sui 57 anni: «Non sono d’accordo sui 57 anni perché la reputo un’espressione ottimistica.

La sostanza è questa: lei pensi che tutti gli interventi di carattere infrastrutturale in questo Paese oggi richiedono una consecutio che è una probatio diabolica, cioè l’amministrazione deve prevedere nei propri documenti di programmazione quali opere intende realizzare, poi aggiornare il piano annuale per dire cosa vuole fare nel 2017. Dovrebbe avere delle competenze al proprio interno così sofisticate da riuscire a definire i contenuti di una progettazione preliminare, che richiede competenze economiche, tecniche e anche di carattere amministrativo, di conoscenza dei circuiti finanziari, fare una progettazione preliminare di fattibilità tecnica ed economica, poi avviare la progettazione all’interno e fare una gara per affidare la progettazione. Le progettazioni devono poi essere approvate e anche verificate, come dice il Codice degli appalti. Tra le tre gare che abbiamo svolto c’è una gara di progettazione e una gara per la verifica, cioè, una volta che il progettista avrà consegnato il suo progetto, questo progetto dovrà essere puntualmente verificato da un soggetto terzo, che per ragioni di incompatibilità non può essere in alcun modo legato al soggetto progettista. Noi non abbiamo le capacità per farla nei tempi. Possiamo fare l’attività di verifica per interventi fino a 20 milioni di euro, ma superiori a 20 milioni di euro dobbiamo fare anche noi la gara. È un problema che tutte le pubbliche amministrazioni hanno, perché le attività di verifica sono incompatibili con quelle di progettazione, quindi, se ha un gruppo tecnico che lavora stabilmente per fare le progettazioni, non lo potrà poi utilizzare per l’attività di verifica».

E Piombino aspetta

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