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testo tratto da greenreport.it del 25 maggio 2018

di
Luca Aterini

Dopo aver firmato lo scorso 17 maggio il contratto di vendita di delle acciaierie di Piombino ormai ex-Aferpi, il management di Jindal south west ha illustrato ieri al ministero dello Sviluppo economico le linee guida del piano industriale per lo sviluppo dello stabilimento.

 

Da quanto riferiscono fonti sindacali è previsto il riavvio entro quest’anno dei tre laminatoi, mentre il progetto per la realizzazione della nuova area a caldo sarebbe atteso entro 18 mesi: ad oggi l’ipotesi è quella di realizzare due forni elettrici entro il 2022 (con in ipotesi un terzo impianto).

Sotto il profilo dell’occupazione ciò vorrebbe dire occupare 435 lavoratori entro quest’anno, con l’occupazione nella laminazione che dovrebbe salire nel 2019 a 645 unità e nel 2020 a 705; a questi posti di lavoro si aggiungerebbero poi i 600-800 occupati nell’area a caldo, arrivando così in totale a circa 1.500 occupati contro i circa 2mila lavoratori attualmente legati all’ex Lucchini (che in parte però nel corso di questi anni andranno in pensione).

«Se Jindal – ha sottolineato al Mise il presidente della Regione Enrico Rossi – darà avvio a breve alla fase di smantellamento, potremmo arrivare all’impiego di altri 200 lavoratori, oltre ai 435 previsti da qui a fine 2018. E, vista la lunga fase di attesa, sarebbe importante che l’azienda riuscisse ad abbreviare i tempi di presentazione di ciò che prevederà la seconda fase , quella dedicata ai nuovi investimenti sui forni elettrici. Se cosi accadrà sarà possibile occupare altri lavoratori. Il nostro obiettivo è infatti quello di far tornare al lavoro tutti gli attuali duemila addetti. E contiamo di riuscirci».

Il fiduciario Fausto Azzi, intervenendo al Mise, ha promesso che una volta preso possesso del sito Jsw potrà dettagliare meglio la proposta e si è detto pronto alla massima concertazione con istituzioni e sindacati; ha aggiunto di non voler “strapromettere” e ha riconfermato che l’intenzione é quella di andare alla realizzazione di due forni elettrici, aggiungendo l’impegno a cercare di dare lavoro anche agli addetti dell’indotto. Da parte di Giampiero Castano, dirigente del Mise che si occupa di crisi aziendali, è stato sottolineato che, sulla base di verifiche con il Ministero del lavoro, a legislazione vigente, c’è la possibilità di garantire quasi integralmente il periodo del piano industriale con gli ammortizzatori. Tutti i presenti hanno ritenuto di approfondire ulteriormente la questione con l’impegno a garantire una copertura per tutti i lavoratori nella fase di attuazione del Piano industriale.

«Jindal mira a raggiungere nel 2025 la produzione di 40 milioni di tonnellate di acciaio, il doppio rispetto a quello che produce ora – ha aggiunto il sindaco Massimo Giuliani – Piombino rappresenta un tassello importante per questi suoi obiettivi e si conferma come sito importante per le sue caratteristiche e potenzialità, anche logistiche. Con Piombino Jindal mantiene una posizione sul mercato europeo con possibilità anche di diversificazione produttiva, sfruttando le caratteristiche del porto e la sua posizione geografica. Come istituzioni – ha continuato il sindaco – abbiamo posto all’attenzione soprattutto tre questioni: la necessità di abbreviare e comprimere i tempi previsti, sia quelli di studio ma soprattutto quelli di inizio delle demolizioni, per il rispetto dell’ambiente e per favorire una maggiore occupazione sin da subito. Nell’occasione abbiamo prospettato infatti le difficoltà del nostro indotto. Infine abbiamo messo in evidenza l’assoluta necessità di garantire la compatibilità e sostenibilità ambientale e sociale del progetto presentato».

Al proposito sarà di grande rilevanza l’approccio adottato nei confronti dei nuovi rifiuti che la ripresa dell’attività siderurgica attraverso i forni elettrici – a loro volta dei veri e propri impianti di riciclo – inevitabilmente produrrà: tanto più acciaio si produrrà, tanti più saranno i rifiuti e gli scarti di lavorazione.

Non si tratta di numeri da poco. Come ha ricordato recentemente Rimateria, se si facesse «un forno elettrico si dovrebbero importare 1 milione di tonnellate di rifiuti (rottame) che riprodurrebbero circa 300.000 ton/anno di rifiuti.

Ovvero, in un anno tutta la produzione dei rifiuti urbani (di Piombino, ndr) di 15 anni. Se si facessero due forni elettrici questi numeri raddoppierebbero. Ovvero, import di 2 due milioni di tonnellate/anno di rottame con produzione di circa 600.000 tonnellate/anno di rifiuti (30 anni di produzione di rifiuti urbani)». E tutto questo senza naturalmente contare la già citata partita delle demolizioni (che riguardano altre milioni di tonnellate di materiali) e la decennale questione della bonifica del Sin (Sito d’interesse nazionale) di Piombino.

Nell’Accordo di programma firmato nel 2014 il problema dei nuovi rifiuti che sarebbero stati prodotti attraverso la ripresa dell’attività siderurgica non era contemplato. A maggior ragione oggi sarebbe importante adottare un approccio più ampio. «Intanto – conclude il sindaco Giuliani – la Regione ha convocato per la prossima settimana, lunedì 28 e giovedì 31 maggio, due incontri per ridefinire un accordo di programma che supporti il piano».

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