testo tratto da Il Tirreno del 10 ottobre 2018

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PIOMBINO
Scarsa trasparenza, “sabotaggio” del referendum su Rimateria, mancato coinvolgimento dei cittadini. Mentre una speciale commissione, in cui è rappresentato anche il Comitato pro-referendum, sta per decidere sull’ammissibilità, o meno, dei due quesiti referendari proposti (allargamento della discarica e società private nella società), le accuse di Comitato, M5S e Lega contro l’amministrazione comunale proseguono.

Massimo Giuliani sindaco di Piombino

Al punto da provocare la reazione decisa del sindaco Massimo Giuliani, del presidente del consiglio comunale Angelo Trotta, e della presidente di Rimateria, Claudia Carnesecchi. La responsabile dell’Azienda ribadisce che l’area interessata dal progetto di risanamento, messa in sicurezza e riqualificazione ambientale al quale sta lavorando Rimateria, è grande circa 58 ettari con quattro discariche. «Una è quella nota come discarica Asiu che viene gestita attualmente da Rimateria; la seconda è la vecchia discarica ex Lucchini, esaurita; la terza è la cosiddetta discarica ex Lucchini, ancora con volumetrie autorizzate residue; infine, una quarta, denominata LI53, abusiva, sulla cui area il ministero dell’ambiente ha ordinato la messa in sicurezza».

E Carnesecchi ricorda come un provvedimento fin dal 2014 individuava in Asiu e oggi in Rimateria il soggetto incaricato della messa in sicurezza».La LI53 contiene circa 180mila metri cubi (poco meno di 300mila tonnellate) di rifiuti stoccati in modo incontrollato (scorie di acciaieria e polverino d’altoforno). Com’è evidente, il progetto Rimateria non incrementa le discariche, ma le prende in carico e le regolamenta sottoponendole a una gestione controllata. «L’area con rifiuti – sottolinea il direttore Luca Chiti – esiste già da molti anni, non viene estesa ma è messa in sicurezza, selezionando il materiale che contiene, inviandone una parte al riciclo e stoccando ciò che non può essere altrimenti trattato». Detto questo, c’è poi l’aspetto politico. Il Comitato Salute pubblica, saputo che lo streaming dei lavori della commissione non sarà ammesso, si è scagliato contro l’amministrazione.

Aggiungendo anche – tramite Alessandro Dervishi – che il Comitato «è stato messo al corrente solo poche ore prima sul termine di presentazione del proprio rappresentante nelle commissioni» sui referendum, ribadendo la necessità che il pubblico assista ai lavori. La risposta di Giuliani e Trotta è precisa: «La richiesta di nomina da parte del Comitato per la costituzione della Commissione referendum è stata consegnata dal Comune alla signora Roberta Degani (Comitato) il 25 settembre con scadenza 1 ottobre, quindi sei giorni prima: incomprensibile il riferimento al preavviso di poche ore da lei citato».

E sul diritto all’informazione dei cittadini Giuliani è altrettanto netto: «Riteniamo che la richiesta di registrare e visualizzare in streaming i lavori di una commissione in fase di valutazione non abbia a che fare con il diritto all’informazione e di trasparenza, che sono invece chiaramente garantiti dalla presenza dei rappresentanti del Comitato nella commissione stessa».

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