testo tratto da greenreport.it del 22 ottobre 2018

di Luca Aterini

Presto potrebbe esserci un acquirente per il 30% delle quote aziendali Rimateria rimaste in attesa di trovare il compratore giusto, come stabilito dal Piano industriale tracciato sotto l’egida dei soci pubblici (i Comuni presenti in Asiu) a partire ormai dal 2015. Come infatti informa l’azienda, questa mattina «la commissione esaminatrice ha preso visione dell’offerta per l’acquisto del secondo lotto di 30% di azioni di Rimateria. È stato constatato che era presente un’offerta irrevocabile che è stata giudicata congrua e che risponde ai parametri richiesti. Sarà quindi sottoposta nei prossimi giorni all’assemblea dei soci Asiu per l’approvazione».

Già alla fine dello scorso mese per Rimateria si era chiuso un importante step con l’acquisizione del 30% delle quote aziendali da parte di Unirecuperi: la ricerca di partner privati in grado di apportare capitali freschi e know-how per perseguire la mission aziendale bonifiche, riciclo e smaltimento in sicurezza dei materiali non riciclabili prosegue adesso come stabilito, ovvero attraverso la vendita di un altro 30% di quote in capo ad Asiu.
Ma cosa rimarrà del ruolo pubblico d’indirizzo, una volta che anche questo 30% di quote avrà trovato un compratore. A spiegarlo molto chiaramente è la stessa Rimateria: leggendo le varie norme dello statuto aziendale appare chiaro che la componente pubblica resterà sempre determinante nelle scelte strategiche e nel controllo della corretta applicazione.

Lo statuto di Rimateria dettaglia infatti l’azienda prevede che Le deliberazioni aventi ad oggetto le modifiche al piano industriale sono adottate dall’assemblea a maggioranza semplice con il voto determinante del socio pubblico. Detto in parole semplici: se i Comuni non votano il piano industriale, questo non passa. «Da quella disposizione statutaria ribadisce la presidente di Rimateria, Claudia Carnesecchi deriva l’obbligo che qualunque delibera assembleare che abbia come tema il piano industriale, sia approvata dalla maggioranza semplice degli azionisti purché di questa faccia parte la componente pubblica della proprietà».

In qualsiasi azienda il piano industriale detta le linee strategiche sulla base delle quali dovrà operare il Consiglio di amministrazione. Quindi il management non potrà discostarsi da quanto stabilito nel piano. «Ne discende aggiunge Carnesecchi che qualsiasi percentuale di quote detengano i soci di parte pubblica, spetta a questi ultimi la parola definitiva in materia di indirizzi strategici».
La gestione, quindi, spetta al Cda della società nel quale è previsto che i privati abbiano la maggioranza (2 membri su 3), ma le scelte operative non potranno discostarsi dalle linee guida stabilite nel piano industriale. La nomina del presidente del consiglio di amministrazione e del collegio sindacale da parte dei soci pubblici conclude la presidente risponde proprio all’esigenza che al pubblico spetti , oltre alle indicazioni delle strategie industriali, anche la funzione di controllo della corretta applicazione delle stesse».

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