testo tratto da greenreport del 01 settembre 2018

 

Il Consiglio comunale di Piombino, dopo un’ampia discussione politica, ieri ha bocciato due ordini del giorno avanzati dalle forze politiche di opposizione (Rifondazione comunista, Un’Altra Piombino, Ferrari sindaco Forza Italia, Movimento 5 stelle, Ascolta Piombino), contenenti due proposte di referendum aventi entrambi come oggetto il progetto industriale di Rimateria, azienda locale attiva nell’economia circolare. Sull’esito della votazione ha pesato il voto contrario dei consiglieri Pd, mentre l’altro partito di maggioranza presente in Consiglio, “Sinistra per Piombino” rappresentato da Marco Mosci, si è astenuto.

 

«Rimateria in un anno è passata da un’esposizione debitoria di 21 milioni a un debito di 9 milioni di euro, trovando le risorse per la messa a norma. Con l’approvazione della quarta variante Rimateria ha a disposizione 400mila metri cubi per far partire Rimateria e la bonifica della Li53 – ha dichiarato Daniele Pasquinelli (M5S) – riteniamo quindi importante che i cittadini possano esprimersi su questo».

Il destino di Rimateria e dunque le possibilità di sviluppare in loco attività di economia circolare, funzionali alla bonifica del Sin come pure all’avviata ripresa dell’attività siderurgica a Piombino, è però frutto di un percorso sbocciato nel 2015, e sul quale da allora non sono mancate sia le occasioni di elaborazione politica, sia quelle di confronto con la cittadinanza (lunedì 3 settembre alle 17 è previsto la 36esima assemblea pubblica spontaneamente promossa dall’azienda). Il Pd, con il proprio capogruppo Rinaldo Barsotti, ha espresso l’idea che sia adesso necessaria un’assunzione di responsabilità: «Siamo in vista di uno sbocco positivo per un futuro più certo che si fermerebbe nel caso di un referendum; il tema è stato affrontato più volte in tante occasioni senza nessuna preclusione di dialogo».

Il confronto in Consiglio comunale è stato comunque prevalentemente di natura politica mentre altra cosa sarà la procedura tecnica di richiesta del referendum, che si deve ancora attivare; l’iter formale, come ha spiegato il sindaco Giuliani nel suo intervento, prevede alcuni passaggi preliminari che dovranno essere svolti da settembre a novembre, e alla fine se il referendum venisse ammesso potrebbe essere indetto solo per ottobre/novembre 2019 dal momento che è questa la prima finestra utile.

In ogni caso, anche per il sindaco Giuliani l’ammissione del referendum potrebbe bloccare l’attività amministrativa da parte di Rimateria, creando una sorta di “limbo” dell’attività aziendale e interrompendo i progetti in corso. In più ci potrebbe essere anche il rischio di una richiesta di risarcimento di danno da parte dell’azienda stessa, perché il progetto Rimateria è stato approvato dal consiglio comunale: «Rimateria sta risanando un’area dove sono presenti quattro discariche e il referendum – ha concluso il sindaco – fermerebbe il risanamento di un territorio».

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