testo tratto da greenreport.it del 21 settembre 2018

 

Ieri il Tribunale di Livorno ha ufficialmente posto la parola fine al girone infernale in cui erano caduti i circa 50 lavoratori impiegati da Rimateria, e soprattutto sulle incertezze che continuavano ad aleggiare attorno ai lavori effettivamente portati avanti dall’azienda attiva a Piombino nell’economia circolare, e dunque sulle conseguenti ricadute ambientali: «Preso atto dell’informativa dei carabinieri di Grosseto, rilevato l’esecuzione dei lavori programmati», il Tribunale ritiene adesso «essere venute meno le esigenze di cautela connesse al sequestro».

 

È questa la risposta arrivata ieri all’istanza di dissequestro presentata dall’avvocato Pier Matteo Lucibello, legale di Rimateria e del suo presidente Valerio Caramassi, avanzata il 30 agosto sulla base delle «operazioni di bonifica e messa a norma del sito, interamente eseguite, come risulta dalla documentazione allegata e dalla relazione del Noe dei carabinieri di Grosseto, incaricati della verifica e del monitoraggio».

Già lo scorso aprile la magistratura aveva aperto al dissequestro della discarica di Ischia di Crociano, imponendo però a maggior tutela un continuo monitoraggio dei lavori da parte del nucleo operativo ecologico dei Carabinieri (Noe). Lo stesso che a marzo aveva posto sotto sequestro la discarica, a seguito delle maleodoranze presenti nell’area. «Bene che monitorino il nostro lavoro – commentò allora Caramassi – Per noi, quando avremo finito, sarà una perfetta certificazione ambientale». Che ieri è arrivata.

A marzo il sistema di captazione risultava ridotto rispetto a quello previsto, determinando la diffusione di biogas da discarica responsabile dell’impatto odorigeno; allora i lavori di riammodernamento della rete erano già in corso, ma furono interrotti dal sequestro slittando dunque nel tempo. Ma adesso anche il Tribunale di Livorno può certificare «l’esecuzione dei lavori programmati», e il dissequestro ne è la prova evidente.

Eppure, come dichiarano dalla segreteria di Rimateria, assistiamo in queste ore «a un inasprimento della polemica sulle bonifiche e la gestione dei rifiuti a Piombino. Con preoccupazione notiamo che accanto a legittime opinioni sui progetti in corso, si alimentano accuse infondate e calunniose che non possono essere tollerate. I carabinieri del Noe hanno certificato appena pochi giorni fa quanto l’attività di risanamento della discarica gestita da Rimateria sia conforme alle leggi e rispecchi i criteri di sicurezza. Proprio sulla base delle verifiche dell’Arma la magistratura ha disposto il dissequestro dell’area. Inutile sottolineare quanto è evidente a tutti: senza l’attività dei tecnici e dei lavoratori di Rimateria non sarebbe mai stato possibile attuare il risanamento.

Ognuno è poi libero di esprimere la propria opinione su questi fatti. Ciò che non sarà più tollerato è che Rimateria sia associata a realtà quale la “Terra dei fuochi” o simili scenari tristemente famosi per aver coniugato la criminalità organizzata allo smaltimento illegale dei rifiuti. Dire, come è stato fatto, che Piombino rischia di ospitare una nuova “Terra dei fuochi” è falso e denota malafede. Nessuno potrà più dirlo senza assumersene la responsabilità. L’area interessata alla cosiddetta “nuova discarica” è già una discarica, dove oggi sono accumulati rifiuti industriali abbandonati nel sito da decenni, senza controlli adeguati e messa in sicurezza. Quello attuale è il pericolo che il progetto di Rimateria intende abbattere, portando la legalità dove fino a oggi non sono state rispettate le regole».

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