testo tratto da Il Tirreno del 04 dicembre 2018

 

PIOMBINO. «È stato concordato all’unanimità, su proposta del sindaco di Piombino, di avviare una fase di approfondimento sulle questioni indicate anche dal recente consiglio comunale piombinese.

Nelle prossime settimane un gruppo di lavoro individuato dall’assemblea, provvederà a richiedere approfondimenti tecnici e giuridici sulle procedure di assegnazione e di liquidazione dell’Asiu». Stanno in questa formula di poche righe, inserite in una nota di Rimateria, le verifiche sulla praticabilità di ordini del giorno del Pd e mozioni delle minoranze approvate dall’ultimo consiglio comunale: cioè in sintesi la richiesta di una revisione del piano industriale di Rimateria, che preveda il “no” a rifiuti provenienti da fuori, (in base anche alle annunciate necessità di Aferpi), la possibilità di rivedere la cessione del secondo 30% ai privati e comunque di posticiparla di 60 giorni, un controllo pubblico con una sorta di azionariato diffuso, un tavolo partecipativo, l’incentivazione a nuove centraline di rilevamento degli inquinanti».

Cioè in pratica – seguendo appunto quella nota – in questi giorni si valuterà in particolare dal punto di vista legale quali possibilità ci sono di imporre o di contrattare fondamentali novità alla Navarra, fino al limite di una sua improbabile rinuncia, dopo che la società laziale sulla base di un bando ha presentato un’offerta irrevocabile, versando oltre tutto una caparra. Proprio in virtù di un impianto giuridico su cui è costruito il bando ieri intanto l’assemblea di Asiu «ha preso atto della correttezza della procedura di gara per la cessione del secondo lotto (30%) delle azioni, svoltasi nel rispetto delle deliberazioni dei consigli comunali a partire dal 2016 e ribadite anche nel corso degli anni, dalle assemblee Asiu».

I sindaci di Piombino e Campiglia inoltre hanno chiesto a Rimateria «che in questo arco di tempo si definiscano in accordo con gli organi di controllo sistemi di monitoraggio aggiuntivi a quelli esistenti, così da rilevare la presenza di sostanze odorifere e mettere in atto azioni per la maggior riduzione possibile dei disagi. Azioni che – dice la nota aziendale – peraltro Rimateria ha già attivato nel proprio cronoprogramma». I sindaci hanno anche chiesto «che nei procedimenti autorizzativi si prevedano sistemi di monitoraggio continuo», e ribadito «che l’interesse prioritario resta il servizio alle aziende del territorio anche in vista della ripresa produttiva delle acciaierie, precedute dalle demolizioni e dalla messa in sicurezza delle aree».

Intanto sostegno all’azione di Rimateria arriva dalla Cgil funzione pubblica di Livorno col segretario Giovanni Golino, secondo cui i quesiti referendari «erano errati, anzi fuorvianti, rispetto alle scelte reali a cui sono sottoposti i cittadini e i lavoratori di Piombino. Il vero quesito è se si vuole produrre acciaio: sì o no. Tutto il resto è strumento della campagna elettorale. Ad ascoltare tutte le forze sociali coinvolte nel dibattito, sono tutte concordi nel voler tornare alla produzione dell’acciaio. Vorremmo allora ritrovare negli stessi soggetti – conclude la Cgil fp – la stessa determinazione nel dire alla collettività che produrre acciaio, inevitabilmente, vuol dire produrre rifiuti, e che quindi ci sarà assoluto bisogno di una discarica, per quella frazione di rifiuti non riciclabile. Ecco perché non può essere messa in discussione l’azienda Rimateria»

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