testo tratto da La Nazione del 13 maggio 2018

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«CENTO FUSTI di mercurio» che sarebbero stati smaltiti nella discarica di Rimateria a Ischia di Crociano. C’è scritto nel documento della Commissione parlamentare di inchiesta sulle attività illecite connesse al ciclo di rifiuti e su illeciti ambientali, nel nostro caso nell’ambito dell’inchiesta della Rari e Lonzi di Livorno. Inchiesta nella quale è ricaduta Rimateria come una discarica di conferimento da parte della Rari di Livorno e della Lonzi Metalli, secondo le intercettazioni e le indagine dei carabinieri del Noe. Rimateria, dal sito ufficiale, ha smentito.

 

Ma sarà l’inchiesta che dovrà dare delle risposte certe. Il documento della Commissione parlamentare traccia un quadro dettagliato di tutte le realtà toscane proprio nell’ambito del ciclo dei rifiuti. SULL’INCHIESTA in corso c’è scritto che che «i rifiuti non finivano solo nelle discariche di Rosignano e di Piombino, ma che vi erano anche altre discariche destinatarie dei rifiuti della Lonzi Metalli srl e della Rari Livorno srl». «Il dottor Squillace Greco ha proseguito il suo intervento – si legge nel documento – riferendo che la Rari Livorno, che avrebbe dovuto ricevere e trattare i rifiuti pericolosi, riceveva i rifiuti non pericolosi, i quali non abbisognavano di alcun trattamento, posto che i rifiuti pericolosi erano già stati dalla Lonzi Metalli srl miscelati (anziché stoccati) con i rifiuti non pericolosi.

Anzi, spesso accadeva che i camion, che avrebbero dovuto trasportare i rifiuti pericolosi stoccati per il loro trattamento, in realtà, partivano vuoti dalla Lonzi Metalli verso la Rari, in quanto tutto era già stato miscelato dalla stessa Lonzi Metalli. In questo giro di rifiuti è stata rilevata anche la presenza di rifiuti tossici, posto che risultano smaltiti presso la discarica di Piombino 100 fusti di mercurio».

Rimateria sul sito ufficiale dell’azienda ha scritto che «Le affermazioni contenute in un documento licenziato dalla commissione parlamentare sui rifiuti, riguardanti la discarica di Piombino, dove sarebbero stati smaltiti «100 fusti di mercurio» sono destituite di qualsiasi fondamento e/o anche soltanto di verosimiglianza. Le indagini su presunti illeciti compiuti da aziende di Livorno e sui rapporti che queste hanno avuto anche con la discarica di Piombino, sono in corso. Da quanto reso pubblico dagli inquirenti e per quanto riguarda la discarica di Piombino, non è mai emersa questa fattispecie di reato. Anche perché in nessuna occasione e per nessun motivo si sono smaltiti fusti contenenti alcunché»

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