testo tratto da greenreport.it del 18 gennaio 2019

In evidenza i rischi legati alla presenza di amianto.
Una relazione dell’Agenzia regionale per la protezione ambientale della Toscana conferma le preoccupazioni sollevate da Legambiente (anche in merito all’amianto), che chiede l’intervento di sindaco e Asl

Era l’ottobre 2017 quando Legambiente Val di Cornia lanciava l’allarme sulle «nuvole di polvere d’amianto che potrebbero invadere la città» di Piombino a causa del degrado e della possibile instabilità strutturale degli impianti industriali siderurgici ex Lucchini – un rischio che naturalmente coinvolge in modo grave gli stessi operai che operano nello stabilimento. Una battaglia che l’associazione ambientalista ha portato avanti con tenacia nel corso di lunghi mesi (come testimonia la documentazione che alleghiamo in coda all’articolo, ndr), e che adesso si arricchisce di una relazione Arpat (di cui alleghiamo un estratto, ndr), attraverso la quale l’Agenzia rilancia la necessità di «urgenti opere di messa in sicurezza e bonifica».

Questa frase è ripetuta più volte nella lunga relazione e riguarda: l’area degli stoccaggi di rifiuti, anche quelli recenti in regime di deposito temporaneo, la cui conformità «attualmente non può essere verificata per problemi di sicurezza in relazione al rischio amianto». Arpat rileva l’impossibilità di accesso per la verifica più volte, in particolare «sui reparti “a caldo” dismessi: cokeria, acciaieria e altoforno, che presentano maggiori problematiche a causa della presenza di amianto friabile, che quindi si disgrega e si disperde più facilmente di quello compatto, solo in parte individuato e solo in parte valutato nella documentazione a causa dell’obiettiva situazione di degrado delle strutture, alcune neanche accessibili in sicurezza». Da sottolineare che «in area cokeria risulta evidente la presenza di amianto, accompagnata dallo stato di degrado strutturale e progressivo dell’impianto, sono quindi necessarie urgenti opere di messa in sicurezza e bonifica».

«Da evidenziare anche – continua la relazione – il reparto Tmp (Treno medio piccolo), collocato nell’area siderurgica attiva, per la presenza di alcuni campioni di aria positivi per la presenza di fibre concentrati in prossimità dei pulpiti coibentati con Mca (Materiali contenenti amianto), all’interno del capannone», con Legambiente a notare come questo impianto dovrebbe ripartire a breve esponendo gli operai a rischio amianto. Anche alcuni serbatoi «presentano anch’essi evidenti danneggiamenti del rivestimento esterno con amianto esposto» agli eventi atmosferici e quindi disperso nell’aria.

Dal dossier Arpat emerge quella che non a caso Legambiente individua come «una emergenza acclarata», chiedendo quindi che «si agisca con gli strumenti giuridico/normativi di urgenza a disposizione del sindaco, quale massima autorità sanitaria, per urgenti opere di messa in sicurezza che prescindono dal programma delle demolizioni degli impianti dismessi. Oltre al sindaco – concludono dal Cigno verde – si dovrebbe immediatamente attivare il servizio Prevenzione Igiene Sicurezza Luoghi di Lavoro della Asl di Piombino».

Un appello dal quale emerge con drammatica chiarezza la necessità impellente di bonifiche nell’area, come del resto Legambiente aveva evidenziato da ultimo a dicembre grazie a un intervento che ha unito il Cigno verde locale, quello regionale e quello nazionale, quando l’associazione ha appreso che «sono disponibili 16.400.000 euro dedicati alla rimozione o messa in sicurezza dei cumuli». Soldi che la «solita burocrazia infinita» tiene ancora ben chiusi nel cassetto. Eppure partire con le bonifiche potrebbe non solo porre fine ai rischi per la salute, ma anche dare corpo a un concreto sviluppo dell’economia circolare locale: «Siamo di fronte – notava infatti a dicembre Legambiente – ad una enorme quantità di rifiuti che in parte potrebbe essere riciclata con impianti che già esistono sul territorio, che hanno bisogno di essere ristrutturati e adeguati, di proprietà dell’azienda pubblico privata “Rimateria”». E anche di essere smaltiti in sicurezza per la parte non riciclabile (e anche in questo caso l’impianto di discarica, in fase d’adeguamento, ci sarebbe già). Del resto senza impianti industriali dedicati il problema rifiuti – e anche amianto, nella fattispecie – non è possibile risolverlo, ma solo attendere che si aggravi ancora di più.

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