testo tratto da La Nazione del 29 gennaio 2018

 

LA DISCARICA è conforme a prescrizioni e autorizzazioni rilasciate. Stop però al conferimento di rifiuti contenenti amianto fino al raggiungimento delle quote di inerti, controlli più stringenti sulle fibre di amianto aerodisperse e sull’inquinamento della falda.

 

E’ questo l’esito dell’inchiesta avviata dalla Regione Toscana a seguito del report di Arpat e degli esposti dei cittadini per la verifica delle prescrizioni rilasciate nell’Autorizzazione integrata ambientale alla Programma ambiente Apuane, società che gestisce l’impianto situato fra Montignoso e Pietrasanta. La relazione finale, firmata dal tecnici regionali Andrea Rafanelli e Lucia Lazzarini e da quelli di Arpat, Clara Bigelli e Maria Giovanna Venturi, disegna quindi un quadro complessivo di «conformità» della discarica con qualche eccezione che, comunque, non implicherà alcuna misura di urgenza sull’impianto.

Nessuna violazione dell’Aia, è il dato essenziale, «suscettibili di determinare nell’immediato futuro effetti negativi sull’ambiente». La Regione individua solo delle misure correttive che riguardano in particolare le percentuali di conferimenti fra inerti e altri rifiuti, con attenzione a quelli contenenti amianto. Era questo, d’altronde, uno dei nodi principali della battaglia dei comitati e anche della politica, in particolare della vicina Pietrasanta. Secondo i dati in possesso di Arpat e della Regione effettivamente a oggi Cava Fornace ha ricevuto 266mila tonnellate di inerti (pari al 61% del totale), quasi 6mila tonnellate di fanghi e oltre 166mila tonnellate di amianto (38%).

I dati non sono in linea con la prescrizione del 70% di inerti e 30% di altri rifiuti ma, e qui sta il nodo, nelle autorizzazioni rilasciate dalla Provincia di Massa Carrara non è mai stato definito che il calcolo fosse annuale. Il controllo anno per anno era stato solo ‘consigliato’ in sede di conferenze di servizi nel 2010 dal Comune di Montignoso ma mai riportato nell’Aia. A OGNI MODO la Regione, prendendo atto delle verifiche annuali effettuate da Arpat, ritenute in tal senso «conservative», ha chiesto al gestore l’interruzione dei conferimenti dei rifiuti diversi dagli inerti fino a quando non saranno riallineate le quote previste, prescrivendo la presentazione di un piano di conferimenti fino a 43 metri di altezza (primo livello di ‘coltivazione’ della discarica) che garantisca il rispetto (annuale) delle quote.

Per quanto riguarda le fibre di amianto aerodisperse, comunque rilevate al di sotto del limite di guardia, la Regione ha prescritto al gestore per un anno un monitoraggio trimestrale, in contraddittorio con Arpat. Stessa cadenza per la campagna straordinaria di monitoraggio dell’inquinamento di triclorometano della falda che, al momento, per la Regione non può essere imputato alla discarica. La verifica puntuale, per il passato, e un calcolo preciso, per il futuro, dei consumi idrici per l’acqua prelevata dai pozzi. Nessun problema, infine, per quanto riguarda le analisi di diossine, furani e policlorobifenili.

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