testo tratto da La Nazione del 05 febbraio 2019

MARSCIANO. OLTRE SETTANTA tonnellate di eternit «tombate» in un terreno di mille metri quadrati.

Siamo a Santa Liberata di Collazzone, dove i carabinieri forestali di Marsciano hanno scoperto una delle più grandi discariche abusive mai rinvenute in Umbria. Così i militari definiscono l’ammasso di resti di eternit, «completamente sfaldati e altamente pericolosi», individuato nel sottosuolo. IN PIENA campagna, a una profondità compresa fra uno e tre metri. Facciamo un passo indietro. L’area era già finita sotto sequestro, in seguito a un’indagine avviata dai Forestali e coordinata dalla Procura di Spoleto. Durante un sopralluogo, i carabinieri avevano notato alcuni rifiuti spuntare dalla fitta vegetazione. Si è quindi risaliti ai legali rappresentanti di una società agricola, risultata proprietaria del terreno inquinato. Nei loro confronti è scattata la denuncia.

GETTO PERICOLOSO di cose e abbandono di rifiuti pericolosi: queste le pesanti accuse ipotizzate dalla magistratura, che oltre a convalidare il sequestro dell’area, ne ha disposto la bonifica. E proprio con l’avvio delle operazioni di risanamento del terreno che si è fatta piena luce sul deposito illecito di eternit. I rifiuti trovati in superficie, in buona sostanza, erano soltanto la punta dell’iceberg. Scavando, i militari hanno infatti recuperato il materiale «tombato» in precedenza. Vecchi forni di essiccamento del tabacco, per la precisione, la cui componente interna è costituita proprio da amianto. Con il rinnovo della struttura, stando a quanto emerso nel corso degli accertamenti, le parti vecchie erano state smantellate. Anziché smaltirle correttamente, i titolari della società agricola le avevano seppellite nel terreno adiacente, sempre di loro proprietà. Un’autentica «bomba ecologica» e un pericolo insidiosissimo per il benessere delle persone.

GLI INVESTIGATORI della Forestale comandati dal colonnello Gaetano Palescandolo ricordano che le fibre di amianto, di cui l’eternit è composto, possono causare seri rischi per la salute pubblica se disperse nell’aria. Per questo motivo è stato ordinato ai responsabili di bonificare l’intera area, avvalendosi di una ditta specializzata. Centomila euro la cifra sborsata per ripristinare la situazione

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