testo tratto da greenreport.it del 19 dicembre 2018

Dal ministro dell’Ambiente il plauso per l’operazione del Noe di Grosseto.
Anche quando le bonifiche si fanno, come nel caso delle aree geotermiche prese in esame, poi non ci sono sufficienti impianti di prossimità per gestire i rifiuti che ne conseguono.

Nell’ambito delle operazioni di controllo su alcune società che operano nel settore delle bonifiche ambientali da amianto nell’area nord della Provincia, i carabinieri del Noe di Grosseto hanno scoperto e sequestrato 460 tonnellate di terre e rocce contenenti da amianto: un’operazione per la quale è arrivato anche il plauso del ministro dell’Ambiente (e generale di brigata dei Carabineri) Sergio Costa.

«Si tratta – commenta il ministro – dell’ennesima, valorosa prova della professionalità dei Carabinieri nella repressione dei reati ambientali e nel ripristino della legalità, a tutela della sicurezza dei cittadini e dell’ambiente. Chi è responsabile di questi reati non deve rimanere impunito».

Nel dettaglio, durante le attività ispettive i militari hanno individuato due distinti siti nei quali due imprese avevano allestito stoccaggi di rifiuti costituiti da terre e rocce contenenti sostanze pericolose (amianto), provenienti dalle attività di bonifica effettuate su terreni dell’area geotermica compresa tra le provincie di Grosseto e Pisa: i materiali erano lì da oltre un anno, quindi ben oltre i termini di legge previsti per il “deposito temporaneo di rifiuti”, pertanto i Carabinieri hanno proceduto al sequestro probatorio in relazione al reato di “deposito incontrollato di rifiuti pericolosi”.

Il grosso problema è che finora questi rifiuti non hanno trovato corretta allocazione, e non è chiaro neanche se la troveranno a breve ora che sono sotto sequestro. Il perché, purtroppo, è molto semplice: sappiamo che in Toscana insistono oltre 2 milioni di tonnellate di amianto, ma anno dopo anno persiste «una strutturale carenza di impianti per lo smaltimento», come denunciato dal 1999 all’interno del Piano regionale rifiuti e bonifiche. Dunque anche quando le bonifiche vengono realizzate, come nel caso delle aree geotermiche prese in esame, poi i necessari impianti di prossimità per lo smaltimento – ovvero discariche ad hoc, capaci di gestire in piena sicurezza l’amianto conferito – non ci sono.

Come spiega il quotidiano locale Il Tirreno, in questo caso le terre e rocce da scavo sequestrate provengono «dalle attività di bonifica dei terreni dell’area di Enel Green Power. La società che gestisce gli impianti geotermici (totalmente estranea alle indagini), aveva infatti affidato la bonifica di quei terreni alle due società dove sono avvenuti i sequestri: un’attività, quella di Enel Green Power, che aveva concluso definitivamente ormai da oltre quattro anni, nell’area di Larderello. La presenza di amianto era infatti antecedente alla nascita di Enel ma la società aveva deciso di investire 24 milioni di euro, dal 1991 in avanti, per sanare le aree. Nella zona geotermica di Monterotondo Marittimo erano rimaste soltanto alcune bonifiche in corso dove era stata trovata presenza di amianto a terra, casi in cui peraltro la profondità del ritrovamento non costituisce alcun pericolo per la salute. Le due società avrebbero dovuto mandare i rifiuti stoccati su quei terreni in Germania, in aziende specializzate per lo smaltimento. Ma da là è arrivato lo stop a causa di alcuni documenti e il materiale contenente amianto è rimasto su quei terreni e non è stato correttamente smaltito».

Senza impianti di prossimità, si tratta di un rischio cui il nostro territorio dovrà far fronte sempre più spesso. Nell’ultimo anno censito dall’Ispra l’Italia ha esportato all’estero 125mila tonnellate d’amianto che non avrebbe saputo dove gestire all’interno dei patri confini, prevalentemente in direzione Germania. Ma sempre l’Ispra l’anno scorso, durante un convegno organizzato dal M5S alla Camera, spiegava: «Conferiamo l’amianto in Germania ma ci hanno fatto sapere che presto non lo accetteranno più». Un problema col quale siamo chiamati a fare i conti, già oggi.

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