testo tratto da primonumero.it del 30 novembre 2017

 

Più che probabile che appartengano a qualche ditta, che ha trasportato i sacchi con un furgone lasciandoli esposti alle intemperie per risparmiare sui costi di smaltimento. Una nuova denuncia che punta sulla pericolosità di certi comportamenti incivili in una zona considerata “terra di nessuno”, sulla quale nessuno vigila. Solo un mese fa la segnalazione di lastre di eternit sulla stradina della cava, a pochissima distanza dalla fornace: è evidente che l’area è “scelta” per reati ambientali.

Sacchi contenenti amianto a Termoli

Termoli. Evidentemente il destino della Fornace di Termoli è votato al degrado peggiore. L’ultima conferma risale a pochi giorni fa, quando nel piazzale sul lato della strada che immette nell’impianto – ormai dismesso da una ventina di anni – sono comparsi enormi sacchi neri. Pieni di rifiuti, ma non rifiuti “qualsiasi”. Si tratta infatti di scarti di edilizia, come ha scoperto l’autore della segnalazione – l’ultima in ordine di tempo di una lista infinita di denunce che in gran parte non hanno sortito alcun effetto.

Il giovane stava facendo un tranquillo giro in bicicletta quando si è imbattuto in una montagna di sacchi neri accatastati l’uno sull’altro. Una scena raccapricciante, che rimanda all’Italia peggiore, indegna di un territorio che continua a promettere rispetto per l’ambiente. tanto più che il contenuto delle buste apre una serie di interrogativi e ipotesi di reato anche serie.

Dentro ci sono scarti edili, pezzi di cemento, mattoni e eternit. Quei pannelli grigi fatti a pezzi, chiusi alla meno peggio in sacchi che in parte si sono aperti rivelando il loro contenuto, sembrano proprio frantumi di amianto, una fibra resistente e versatile che paga i suoi pregi con una altissima tossicità per l’ambiente e le persone quando le microparticelle di cui è composto si liberano in atmosfera. Se inalate causano malattie respiratorie e neoplasie, con un rapporto di causa-effetto ormai accertato da studi scientifici e clinici.

Eppure l’abbandono indiscriminato di eternit, che costituisce un attentato alla salute pubblica perlopiù ignorato, continua indisturbato. E la vecchia fornace ne sa qualcosa. Il piazzale dello stabilimento è già stato trasformato in discariche abusive negli anni scorsi, in modo particolare tra il 2009 e il 2011, quando era stato registrato in più occasioni un vero e proprio scempio dal punto di vista ambientale visto che l’area ospitava montagne di spazzatura da un lato all’altro, fra cui pneumatici, vecchi elettrodomestici, resti di cibo e anche materiali pericolosi.

In qualche modo, malgrado le bonifiche, la barbarie non si è arrestata. Nemmeno un mese fa Primonumero si è occupato nuovamente di eternit abbandonato, in questo caso però dietro la costruzione. Lungo una delel stradine della cava, fra mattoni che si trovano lì da decenni, una montagnola di inerti mai rimossa, e ferro vecchio, è spuntato un bel mucchio di lastre di amianto, probabilmente smontate dal tetto di qualche piccola rimessa per attrezzi. Le lastre si trovano ancora al loro posto. Un posto illegale, ovviamente, in una zona che è una sorta di porto franco per gli incivili.

La stessa fornace era stata bonificata dall’eternit durante la realizzazione degli impianti sportivi nella cava con i fondi dell’articolo 15, quelli per la ripresa produttiva del Molise terremotato e alluvionato.
Lo stabilimento, proprio perché segnato dalla presenza massiccia di amianto, era stato sequestrato nel 2005 in quanto “pericolo oggettivo”.

Anche i sacchi neri abbandonati sono un pericolo, e la speranza è che i proprietari dell’area, che è privata, li facciano rimuovere e mobilitino il Comune. Alcuni sacchi, come si vede benissimo dalle immagini, sono invece aperti ed esposti alle intemperie, e questo crea un ulteriore rischio e prospetta ipotesi di reato ancora più serie. E’ improbabile che quei rifiuti appartengano a un privato, probabile invece, visto che per il trasporto è sicuramente occorso un mezzo più grande, un furgoncino o un rimorchio, che provengano da qualche lavoro edile fatto da una ditta che invece di smaltirli correttamente, pagando le somme necessarie come previsto dalla legge, li ha abbandonati in un luogo che da anni e anni è occasionalmente terra di nessuno dopo un passato glorioso.

La Fornace è stata la prima industria di Termoli, ha aperto i battenti nel lontano 1928 e l’edificio attuale è stato realizzato nel 1964, durante la meccanizzazione. La fabbrica di Italo Sciarretta e Rocco Crema è stata chiusa 20 anni fa e su quel terreno, oggi, c’è un progetto di un condominio a 7 piani presentato da un imprenditore locale. La contrada, Santamaria Valentina, si trova proprio sulla linea di confine con la nuova Porticone, dove insiste una delle più grandi lottizzazioni di Termoli.

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