testo tratto da Il Tirreno del 20 giugno 2018

ROMA. Si continua a morire di amianto. E il numero delle vittime aumenta. Nel 2017 in Italia i decessi sono stati 6.000 in totale: 3.600 per tumore polmonare, 1.800 per mesotelioma e 600 per asbestosi. E ci sono ancora 32 milioni le tonnellate della pericolosa sostanza da bonificare.

 

Un dramma che in Italia coinvolge e colpisce migliaia di famiglie. «È un dolore che non si dimentica – dice Paola Baroni di Livorno, che nel 2010 ha perso il fratello Aldo, operaio di Fincantieri – Per 11 anni mio fratello è stato esposto all’amianto lavorando come saldatore finché s’è ammalato prima di asbestosi (ispessimento della parete polmonare, ndr) e poi di mesotelioma pleurico. Proprio la scorsa settimana qui a Livorno se n’è andato un conoscente, per lo stesso motivo.

È una strage silenziosa che sembra non finire mai. E il mio pensiero va a quelle famiglie che come la mia soffrono per questo». Nel nostro Paese sono circa 1 milione i siti contaminati da amianto, sia edifici privati sia pubblici, tra cui 2.400 scuole, 250 ospedali e 1.000 tra biblioteche ed edifici culturali, come emerge dai dati contenuti nel Libro Bianco delle morti di amianto in Italia, dell’Osservatorio Nazionale Amianto (Ona) presentato ieri a Roma. Secondo il rapporto, «il trend è in aumento dalla fine degli anni ’80 e continuerà nei prossimi tempi, con un picco previsto nel quinquennio 2025-2030».

Numeri importanti che danno l’idea di quanto esteso sia il fenomeno. Nel 2000, ad esempio, i decessi per mesotelioma erano 1.124, e quelli per tumore polmonare 2.200, circa la metà rispetto al 2017. «È una strage che nei prossimi 10 anni potrebbe portare a più di 60.000 morti – ha spiegato Ezio Bonanni, presidente dell’Ona e autore del rapporto. – Il trend è in crescita per via della maggiore esposizione alla sostanza e dei lunghi tempi di latenza, che variano dai 33 ai 38 anni». I sindacati, dal canto loro, chiedono bonifiche.

«L’amianto è ancora un’emergenza nazionale: serve un piano che affronti questo tema. Come Cgil, Cisl e Uil ci rivolgeremo al nuovo governo perché pensiamo che si debba lavorare per un progressivo smaltimento», ha dichiarato Maurizio Landini, segretario nazionale della Cgil.Sul caso si sta muovendo il ministero dell’Ambiente. «Per noi la priorità è monitorare le scuole e gli ospedali: vogliamo avere il timone in mano – ha detto ieri mattina a Radio Rai1 Salvatore Micillo, sottosegretario all’Ambiente – Al momento la competenza grava sulle Regioni: il ministro Sergio Costa vuole che la cabina di regia passi nelle mani dell’Ambiente.

Con le nuove tecnologie si potrà monitorare meglio il sistema, grazie alla cartografia digitalizzata e all’uso dei droni. Il problema dell’amianto è anche legato ai lunghi viaggi di trasporto del materiale, oltre che allo smaltimento illegale».

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