testo tratto da La Nazione 18 luglio 2018

I RISULTATI delle analisi di laboratorio lo hanno confermato: su tutti i campioni prelevati in marzo nella zona di Albiano (Comune di Anghiari) dai carabinieri forestali di Sansepolcro e dai tecnici dellArpat, vi sono tracce di amianto.

 

 

Risale esattamente a quattro mesi fa il sequestro di sei ettari di terreni, comprensivi anche dei fabbricati, nella località vicina a Motina dove una trentina di anni fa avrebbe dovuto essere realizzato un grande villaggio turistico; in questa superficie sono stati trovati otto quintali in lastre di eternit, depositate in modo incontrollato all’interno del complesso immobiliare che da molti anni versa in stato di abbandono; alcune di queste lastre erano state lasciate sul suolo tra gli edifici e altre all’interno di locali aperti e accessibili da chiunque. Una vera e propria «miniera» di amianto, accanto a rifiuti speciali di ogni genere: contenitori in plastica e vetro, pneumatici, fusti in alluminio, rifiuti ferrosi, mobili e detriti derivanti da processi di demolizione, per un totale che ammonta a diverse tonnellate.

I CARABINIERI forestali della Stazione biturgense hanno già deferito a suo tempo il legale rappresentante della società proprietaria della struttura di Albiano, che ha la sede legale a Bergamo; e mentre i sei ettari rimangono sotto sequestro penale preventivo, al fine di impedire la prosecuzione e l’aggravamento dei reati di gestione illecita di rifiuti, adesso il sindaco di Anghiari in qualità di autorità preposta alla tutela della salute e della pubblica incolumità dovrà provvedere all’emissione dell’ordinanza di bonifica del sito e di ripristino dello stato dei luoghi, operazione che andrà a carico della società bergamasca. In casi del genere i tempi sono abbastanza celeri: trenta o al massimo sessanta giorni per risolvere fattivamente la questione.

D’altronde, i forestali non avevano avuto dubbi sull’individuazione dell’amianto nel rinvenimento dei pezzi di copertura dei capannoni e le analisi richiesta avrebbero solo dovuto dimostrare che non si trattava di fibrocemento. Nessun allarmismo particolare, ma è chiaro che un simile ammasso di eternit fermo da lungo tempo a una distanza non proprio di sicurezza dalle abitazioni della Motina non era da considerare comunque salutare. L’obbligo di rimozione del materiale non servirà per smorzare i rimpianti relativi a quello che avrebbe potuto essere un lusso per la zona e che invece, per motivi attribuiti ai «niet» politici da più di una persona, è stato trasformato in un’autentica vergogna.

Share This