testo tratto da Il Tirreno del 24 gennaio 2019

PIETRASANTA. Un pericolo a cielo aperto, per chi ha casa nelle vicinanze, per chi abitualmente va a fare visita ai propri cari, per chi ancora ci lavora, la copertura in amianto presente nel cimitero di Pietrasanta, lungo la via Sarzanese.

Un pericolo certificato, addirittura nove anni fa, a chiosa di una relazione che, nella sostanza, consigliava, come da normativa di riferimento, rimozione e incapsulamento delle lastre in amianto entro il tempo massimo di tre anni. Raccomandazione che non ha però avuto alcun seguito: le lastre sono sempre lì, ben visibili, con il loro potenziale carico di rischio per la salute delle persone. Basta andare a rileggersi lo studio in questione, a firma di Michele Taddei per comprendere la gravità della problematica e farsi un’idea di quello di cui stiamo parlando. «Le coperture sono state suddivise ai fini delle indagini in sei zone: dalle schede di rilievo emerge che è stato assegnato un indice di valutazione fra il minimo di 52, corrispondente a scadente con azione consigliata di incapsulamento, a 56 che è dato superiore alla soglia di passaggio e corrisponde a pessimo – e in questo caso l’azione consigliata è la rimozione -.

Il termine temporale previsto per l’intervento è 3 anni» viene evidenziato in una successiva relazione che risale a 5 anni fa. Siamo nel 2019 e, come detto, per quanto riguarda l’affidamento dei lavori tutto è ancora in alto mare. Fra l’altro parliamo di una situazione nota in Comune e infatti le amministrazioni che si sono succedute in questi anni hanno sì previsto in bilancio, nel previsionale dei lavori pubblici, le somme necessarie per intervenire – 285mila euro – ma visto che il previsionale spalmato su più anni ha le sembianze talvolta del libro dei sogni quei soldi non sono mai stati utilizzati.

Nel 2014 l’allora assessore Rossano Forassiepi – giunta Lombardi – incaricò lo studio Suffredini di redigere un progetto definitivo. Ecco, quel progetto, a cui nessuna amministrazione ha come detto dato seguito, resta ad oggi l’unico atto concreto in relazione alla problematica.A margine restano tutta una serie di domande: visto che con l’aumentare del tempo di esposizione aumenta anche la velocità di deperimento delle lastre i cemento e amianto, sono state eseguite, in questo periodo, le valutazione annuali dello stato di copertura? E ancora: sono state fornite le informazioni corrette, a chi frequenta la zona del cimitero, sulla presenza dell’amianto, i rischi che si corrono e i comportamenti da adottare?

«Fino ad avvenuta rimozione o incapsulamento il proprietario dell’immobile e il responsabile dell’attività che vi si svolge dovrà designare una figura con compiti di controllo e di coordinamento di tutte le attività manutentive che possono interessare i materiali di amianto. Così come dovrà garantire il rispetto di efficaci misure si sicurezza – si legge ancora nello studio del 2010 – durante le attività di pulizia, gli interventi manutentivi e in occasione di qualsiasi evento che possa causare un disturbo dei materiali di amianto. Dovrà essere predisposta una specifica procedura di autorizzazione per le attività di manutenzione e dovrà ancora essere tenuta una documentazione verificabile di tutti gli interventi effettuati». Nove anni dopo è, forse, il caso di fare chiarezza. Urgono risposte. E lavori.

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